Ieri siamo stati all’obitorio di Genova posto abbastanza inquietante, è da anni che nessuno se ne prende cura ed è tutto molto fatiscente e mal curato.
Ora per noi provinciali che siamo abituati ad obitori con pochi morti entrare in un posto così con tanti morti fa un po’ specie
Oltre venti salme erano in attesa dell’ultimo saluto prima di essere seppellite.
Tutti i parenti a essere sinceri erano fuori nel piazzale il motivo che dentro per non far decomporre le salme l’aria era da freezer, il rischio di rimanere congelati e ritrovarti il giorno dopo surgelati vicino al morto erano altissime. Quindi pochi minuti dentro la stanza e poi fuori a riscaldarsi.
Quando siamo arrivati non c’era nessuno, ma lo sapevamo stavano arrivando.
La moglie e figlia erano andate a casa a prendersi l’abbigliamento da inverno. Fuori c’erano oltre venti gradi. ma nella stanza del morto meno dieci come minimo
Dolce consorte e sorella non sono volute entrare avrebbero aspettato i parenti.
Io sono entrato a farmi un giro di perlustrazione.
Tutti i morti 19 quelli che ho visto io prima di trovare il parente erano anziani, sopra gli 80, lui li batteva tutti oltre i 90.
Faceva specie perché le stanzette erano praticamente tutte vuote oltre i morti, i parenti come detto erano tutti all’esterno.
Trovato era fermo lì morto morto su questo non c’erano dubbi.
Ho controllato se avesse le scarpe, le aveva. Qui c’è l’usanza di metterli scalzi, da noi con le scarpe e la moglie ne ha comprato per l’occasione un paio nuove molto comode a suo dire. Lui di certo non si stava lamentando.
Quelle delle pompe funebre gli hanno messo male la dentiera e pareva che sogghignasse. Ho provato col dito a fargli rientrare la dentiera ma col freddo della stanza e l’indurimento della morte la cosa era praticamente impossibile Si sarebbe dovuto prima scongelarlo ma non mi pareva il caso.
Finito di fare il pirla.
Mi ha voluto molto bene e io ne ho voluto molto a lui.
Era la simpatia in persona, aveva sempre il sorriso e si affidava sempre a Dio nei momenti difficili senza perdere mai la fede e la speranza.
Amava la compagnia e giocare malissimo a carte, mai visto uno giocare così tanto e così maldestramente, andava tutti i giorni nel circolo sotto casa.
Le feste erano il momento in cui si incontrava e le partite a carte a scopa o briscola erano obbligatorie.
Lo ricordo ridere quando qualcuno lo riprendeva per l’errore madornale che riusciva a fare.
“Siamo qui per divertirci mica per bisticciarsi” rispondeva al malcapitato che giocava con lui.
Credo che questa sia sempre stata la sua vera filosofia di vita.
Grazie per esserci stato nella mia di vita-
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