Racconto di ordinaria follia ferroviaria.

Il racconto parte dalla suora giovane indiana che guida come una pilota da rally, ci eravamo attardati alla festa della zia suora per i suoi cento anni, e rischiavamo di perdere il treno che ci avrebbe portato a Roma Termini, dove avremmo preso il treno che ci avrebbe portato a casa,

La suorina si dimostrava un’abile pilota, e mentre ci raccontava la sua vita e le sue traversie , ci portava in tempo alla stazione, fino al quel punto il Signore era con noi, poi tornava indietro con la suorina.

Arrivati a Roma poco dopo siamo saliti sul treno un frecciabianca che ci avrebbe portato a casa, almeno così credevamo. 18 e 25.

Alle 21 una voce femminile ci avvisa che stavamo entrando nella stazione di Pisa ed eravamo in anticipo di 5 minuti, il tutto con tono molto soddisfatto, ancora due ore e finalmente saremmo stati a casa, era dalle 4’30 del mattino che eravamo in giro per treni.

Il treno dopo dieci minuti non parte, e la voce meno soddisfatta di prima ci avvisa che un treno ha investito una persona.

Lo sguardo tra tutti diventa di preoccupazione, non tanto per il poveretto-a che ormai era morto-a, ma perché questi incidenti portano ritardi all’infinito, un frecciabianca ha viaggiatori che devono prendere coincidenze, è un treno che fa lunghe distanze….

Dopo venti minuti il personale è passato vagone per vagone per spiegare la situazione, quello che è stato detto è questo : un regionale ha investito una persona verso Sarzana, e che le autorità competenti erano state allertate, se i pezzi del cadavere erano rimasti solo su un binario la cosa si poteva aggiustare in un tempo ragionevole, se i pezzi si erano sparsi buonanotte al secchio, ha detto il personale del treno.

Alle 23 e 30 tutti i treni in quella direzione sono stati soppressi, avevamo capito che la cosa sarebbe stata grave, quando un ora prima trenitalia ci ha offerto il ristoro: una bottiglietta di acqua da 200 ml e un pacchettino di cracker da 100 gr.( tutto il resto se lo volevi lo pagavi)

“Tutti fuori” c’è stato detto, “tutti in autobus”, usciti dalla stazione non c’era nessun autobus, solo delle corriere di linea. Era freddo era quasi mezzanotte, nessuno sapeva esattamente come fare , hanno provato a dividerci per destinazione , ma la cosa non era così facile, e comunque di autobus nulla.

Più di un ora fuori al freddo , tra battute e scherzi, questa è la dimostrazione che ormai noi italiani siamo rassegnati a tutto, nessuno ha gridato a quei poveretti del personale che si davano da fare incolpevoli di tutto quello che stava succedendo.

Gli autobus sono arrivati dopo un ora e 20 minuti.

Perché ci hanno fatto scendere dal treno se gli autobus non c’erano? Lì sul treno eravamo seduti e al caldo, inutile farsi domande. Ad un certo punto avevamo pensato che nella fretta di venirci a prendere anche gli autobus avessero avuto un incidente.

Arrivati i mezzi, noi viaggiatori ci hanno diviso in tre gruppi, i vicini quelli di mezzo e quelli lontani, poi c’erano quelli che non sapevano dove andare, altre discussioni e telefonate per capire dove inserirli. Se tu arrivi ad un certo orario hai dei mezzi di collegamento, se arrivi alle tre di notte no.

Gli autisti erano stati reperiti velocemente, si fa per dire, e chiaramente c’era voluto il tempo che si presentassero sul posto di lavoro e prendessero i mezzi ed arrivassero da noi.

Il nostro autobus, si è comportato come una corriera di linea, l’autista gentilissimo, dove ha potuto ha lasciato le persone davanti casa, se no in stazione, alle 2 e 30 del mattino siamo arrivati alla stazione dove avevo lasciato l’automobile, poi altri venti minuti per tornare a casa.

Dolce consorte e figlia distrutte, io avevo perso il sonno ed ho quasi finito di leggere il libro che mi ero portato dietro per il viaggio. 24 ore senza chiudere occhio.

Alle sette e mezza mi sono alzato ed ho provato a dire a dolce consorte che doveva andare al lavoro, non vi dico gli insulti.

Battuta del giorno

Se sei salito sul treno sbagliato, non ti serve molto correre nella direzione opposta (Bonhoeffer)

Io non credo alle coincidenze, soprattutto a quelle dei treni.( Matteo Morbio)

Il treno è una visione laterale della vita, non fai in tempo a vederla ed è già passata.( Paolo Rumiz)

La nipote parte e ci siamo scordati di andarla a trovare.

La nipote acquisita è arrivata circa quaranta giorni fa dall’Australia dove vive con mio nipote.

La nipote acquisita ha due bambini piccoli, è già la seconda volta che arriva nell’arco di sei mesi, la prossima volta è già stata programmata è a luglio, e mi sa che in Australia non ci torna più.

La nipote acquisita , diamogli un nome :Lara. Lara ha seguito il nipote in Australia per amore, solo per amore, si è invaghita persa di lui. Il nipote viveva già in Australia ma voleva una moglie italiana, dice che là le donne sono particolarmente zoccole e prive di valori, l’ideale per divertirsi, ma inadatte per mettere su famiglia , io non entro nel merito visto che non sono mai uscito dall’Italia. ( Una volta sola, ma non vale , era un vero pellegrinaggio )

Sta di fatto che lei si è trasferita lì nonostante i genitori non volessero, ed ha già sfornato due bei bambini, ora però sente la mancanza dell’Italia e soprattutto della sua famiglia….

Come finirà è già segnato, la famiglia di Lara sta molto bene economicamente…..

Come dicevo è arrivata circa quaranta giorni fa , una visita è obbligo farla, ma noi sappiamo che lei non vede tanto volentieri i parenti di mio nipote , escluso me e dolce consorte, forse perché non ci vede proprio, oltre la visita veloce e indolore , non la infastidiamo oltre.

Questa volta con la scusa di andiamo dopo, un po le feste, un po quello che volete… ieri sera tardi dolce consorte dice ” Lara e nipotini partono e non siamo andati a trovarli”

Oggi è l’ultimo giorno disponibile, non tanto perché partono senza averli visti, ma per tutti i regali che dolce consorte ha comprato per i bambini, questa mi sa che sarà una visita ancora più veloce delle altre, dolce consorte sta telefonando per vedere se sono in casa…..

Battuta del giorno

Nicolas Gomez Davila scrittore

L’istruzione sembra importante finché non incappiamo in stupidi istruiti.

Idee confuse e acque torbide sembrano profonde.

L’uomo intelligente ha il diritto di sbagliarsi. Soltanto lo stupido ha l’obbligo di avere ragione.

Che il termine “abitudinario” sia oggi un insulto la dice lunga sulla nostra ignoranza nell’arte del vivere.

In questo secolo di minacce di ogni genere non vi è nulla di più frivolo che occuparsi di cose serie.

La collega malata e la tracheite

Ieri è rientrata la collega anziana, era in malattia per una tracheite.

La collega dovrebbe essere già in pensione. Assunta in azienda molti anni fa , il marito con cui lavorava in proprio, l’aveva lasciata per un altra, così si era trovata senza casa, senza lavoro,e senza mantenimento, ma la cosa ancora più grave è che qualche anno fa quando pensava di poter andare in pensione, aveva fatto l’amara sorpresa di scoprire che il marito non aveva mai versato i suoi contributi.

Mettiamoci la Fornero , potrà andare in pensione a 66 anni, l’azienda le ha fatto una proposta, ma la collega l’ha rifiutata, ha già il terrore di come sopravvivere quando sarà costretta ad andare in pensione 700 e rotti euro dovrebbero dargli.

In una piccola azienda sarebbe già stata licenziata.

Lavorativamente parlando ormai riesce a fare poco, è cambiato il tipo di lavoro, e quindi a tutti gli effetti è abbastanza inutile, mettiamoci tutte le malattie di cui è stata colpita in questi anni, alcune anche gravi, bene avete il quadro della situazione, la differenza se c’è o non c’è è il silenzio. Parla in continuazione, ti insegue per raccontarti tutte le sue disgrazie, chiunque incontra è vittima dei suoi discorsi, mettiamoci la poca intelligenza, direi senza possibilità di smentita che è una donna stupida, ma brava, e di cuore, almeno quello, ci mancava che fosse anche cattiva, ora avete il quadro completo.

Ieri è tornata dalla malattia, una trachite , a tutti quella che incontrava colleghi e no raccontava della sua malattia, e che volendo sarebbe potuta rimanere ancora a casa (magari) e che se lunedì stava così , sarebbe tornata in malattia ( magari). Noi abbiamo orari diversi, ma ieri è stata la mia croce, nonostante che in questi anni l’abbia spesso insultata, ed offesa, mi vuole bene, sono uno dei pochi che faccio io il suo, stupida si, ma riconoscente.

Alla ventesima volta che raccontava della tracheite, meno male che aveva la tracheite e gli faceva male la gola, non ha mai smesso di parlare è cominciato il menaggio ( presa in giro) nei suoi confronti, a vicenda tra noi colleghi, ci domandavamo in sua presenza, se eravamo al corrente della sua tracheite, tra il divertimento dei nuovi collaboratori.

Alla fine della giornata, quando è stato il momento di timbrare l’uscita, si è sentito un urlo ” chi è quel cretino ” si è sentito, dalla timbratrice c’era un cartello ” Mi scuso con i colleghi se oggi non sono stata di molte parole, ma per chi non lo sapesse ho la tracheite Sonia “