Il collega che mette sotto col muletto un esterno. Cronaca di un incidente che si poteva evitare. Mi raccomando non è bello ridere delle disgrazie altrui.

Immaginatevi la scena . Il collega al muletto che va di fretta e in retromarcia, il dispositivo che fa bip bip bip , lui che non guarda nello specchietto. L’ esterno con delle scatole grosse in mano , che gli impediscono la visuale davanti a lui, ma solo quella laterale, anche luì va di fretta. Poco dopo l’ esterno andrà ancora più di fretta al pronto soccorso.

Si sono scontrati. Che botta .

L’ esterno urlava dal dolore. Non l’ ha fatto apposta il collega a metterlo sotto, comunque il dolore era forte uguale.

Sono cose che capitano .

Ambulanza, carabinieri, ispettorato del lavoro, tutti sono arrivati lì.

Tranquilizzo tutti non è morto nessuno. L’ esterno è stato operato ma sta bene, si fa per dire.

I guai sono cominciati per il collega,

Intanto va nel penale a prescindere . Oltre i 40 giorni di prognosi, che si abbia ragione o no c’è il penale.

Al delirio ai piani alti la cosa non è piaciuta, non tanto per l’ esterno, frega un cazzo del tipo, ma per tutti i fasti che l’ episodio comporta.

Che dire, poteva capitare a tutti, basta un momento di distrazione.

Pillola di saggezza.Comunque è meglio mettere sotto che essere messi sotto a meno che non abbiate bisogno di soldi. Menomale che siamo assicurati.

17 pensieri riguardo “Il collega che mette sotto col muletto un esterno. Cronaca di un incidente che si poteva evitare. Mi raccomando non è bello ridere delle disgrazie altrui.

  1. Mi sa che sono cazzi del collega.

    Così, a spanne…

    Coi muletti ho visto fare le cose più turpi, l’ho usato pure come scala per montare una grondaia stando in piedi su un bancale inforcato, però andare indietro alla cieca non si fa. E’ vero che devi guardare anche avanti per sapere dove vanno le forche, ma a retromarcia almeno l’80 per cento dell’attenzione deve essere dietro. E nemmeno con gli specchietti, ti devi proprio girare.

    Abbastanza idiota anche l’esterno, scatole o no se senti un cicalino vicino vorrai guardarti intorno.

    Comunque, come si dice in questi casi, menomale non c’è scappato il morto.

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      1. Comunque non è per essere razzista (potrebbe essere solo un “bias” percettivo dato dagli ambienti che frequento), ma le cazzate più grosse le ho viste fare dai rumeni: hanno un rapporto tutto speciale con macchinari ed attrezzature.

        Senti questa: due bancali di sacchetti impilati uno sull’altro, solo da spostare di 100 metri da una parte all’altra di un piazzale. Per non fare due viaggi, il genio di turno li carica tutti e due, alza le forche quasi a fine corsa e comincia a muoversi. Opportunamente ripreso, dice che se non li tiene in alto non vede davanti. E Gesù piange per la prima volta. Glieli faccio abbassare nella speranza che capisca ma la mente superiore pensa che se non vede davanti può muoversi a retromarcia, comincia a girare per indietreggiare. E Gesù piange per la seconda volta e comincia pure ad incazzarsi. Insomma, per fargli capire che li doveva caricare uno alla volta gli ho dovuto fare un disegno. Anche perché erano impellicolati con lo stretch, ma singolarmente: alla prima buca sai che botto?

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  2. Mi viene in mente quello che ho detto alle mie figlie quando hanno cominciato a guidare: di fare molta attenzione, perché tra auto e pedone, il torto è sempre dell’ auto. Ma anche da pedoni bisogna stare attenti, perché quando ti hanno messo sotto, della ragione te ne fai poco, soprattutto se sei morto.

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  3. Che palle! Cazzo guai che succedono, ma adesso spero non siano guai a cascata anche per tutta una serie di altri livelli – patentinista, certificatori…
    Per fortuna non siamo qui comunque a piangere un morto.

    Ma mi hai fatto ricordare un incidente canino su un cantiere che varrà la pena di ricordare.

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