Non sono andato all’ ultima (spero) cena di delirio (lavoro)

Si è svolta qualche giorno fa la classica cena di fine anno al delirio.

Ormai è anni e anni che me ne guardo bene dal partecipare. Già non sopporto i colleghi al delirio ci manca chi ci vado anche a cena.

Quelli che mi vogliono bene, pochi ma ci sono, hanno insistito perché partecipassi, visto che questa potrebbe essere l’ ultima cena a cui potrei partecipare.

Ma non si dice gatto finché non ce l’ hai nel sacco .

Quindi coerentemente ho detto no.

Nel frattempo un ex collega ha pensato bene di morire, ieri hanno fatto il funerale.

Un altro ex collega, ne ho già raccontato è messo peggio di quello che si sperava, le possibilità che vada a fare compagnia all’ altro ex collega appena seppellito sono tante.

Saputo le confortanti notizie sull’allungamento dell’ aspettativa di vita che non riguarda delirio spero a breve di dre gatto. PP

Almeno qualche anno di meritato riposo ci vorrebbe prima di arrivare all’ eterno di riposo per la gioia dell’ Inps.

11 pensieri riguardo “Non sono andato all’ ultima (spero) cena di delirio (lavoro)

  1. Dipende sempre dalla simpatia reciproca dei colleghi. Personalmente sono sempre entusiasta della cena di fine anno ma il nostro contesto lavorativo mo rendo conto che è paradisiaco rispetto alla maggior parte degli altri per cui, se non c’è ul giusto affiatamento, forse è giusto rinunciare a queste cene.

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  2. 🎀 Le cene di lavoro sono in parte lavoro ~ Ma se la compagnia e’ simpatica perche’ no? ~ Certo qui incombeva una dipartita ed una Spada di Damocle, roba poco accattivante ~ Mi e’ piaciuto il proverbio: “Non dire gatto se non lo hai nel sacco” ~ Saggio! ~ Buon pomeriggio All!

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  3. però, che bella usanza, pensavo non si usasse più, robbe di una volta che distribuivano persino i regali della befana ai pargoletti, oggi è tutto più difficile e speriamo sempre che l’inps non crolli, sai co’ tutte quelle pinzioncine di reversibilità che paga ai nipotini dei vari caporioni che sfortunatamente restano vedovi/e se li/e sposano per non rinunciare a tutta quella bella ciccia pagata dai contribuenti mortidifame

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  4. Non ho mai visto di buon occhio queste cose.

    Per i lavori che ho fatto e per quelli che faccio non ho avuto l’occasione di trovarmici in mezzo, ma posso azzardare un parallelo con la cosa che secondo me più ci si avvicina, vale a dire la “cena di classe” a scuola.

    La scuola, come il lavoro, è un posto dove ti trovi necessariamente ogni giorno a stretto contatto con un certo numero di persone: per naturali quanto palesi ragioni è certo che in quel numero ci siano persone che ti vanno a genio, persone che ti sono indifferenti e persone che ti stanno proprio sul cazzo. Ora, già sei costretto a frequentarle un certo numero di ore ogni santo giorno… perché mai dovresti prolungare questa situazione anche in un momento sacro come la cena? Mi sembra una perversione.

    Al massimo, ci si organizza in gruppi fra quelli che si “acchiappano” e si fanno tante cene quanti sono i gruppi (se proprio c’è da farlo), ma riprodurre la situazione del lavoro al di fuori del lavoro stesso mi sembra da matti.

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  5. Da noi le cene aziendali si sono fatte fino ad un certo punto, poi i titolari si sono rotti le balle. Peccato, era l’occasione per andare al ristorante a spese loro. I colleghi? Alcuni simpatici, altri meno, ma fuori dal lavoro si è diversi, ho visto lati impensabili nascosti accuratamente durante le ore di lavoro.

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