Quando a scuola alle medie ho dovuto scegliere tra latino, applicazione tecniche e musica.

Non tutti sono portati per la scuola, non è questione d’intelligenza è di predisposizione mentale. Io non ero predisposto a stare in una classe per ore ore a sentire cose di cui spesso non fregava niente.

Metteteci la mia insofferenza al genere umano, costretto a stare con persone che mi stavano sulle balle per ore e ore.

Come già detto per me la scuola è stato un incubo dal primo giorno fino all’ultimo.

Se stessi morendo e mi proponessero di vivere ancora a patto di andare a scuola preferirei morire senza dubbi e senza ma.

Se rivedo la faccia di quella puttana di professoressa di italiano delle medie mi sale la pressione a duemila.
Ricordo di averla vista una volta da adulto, ero andato per insultarla ( giuro, l’avrei insultata anche dopo anni e anni) per sua fortuna è scappata in auto, quando mi ha visto che le andavo incontro e riconosciuto deve aver intuito il pericolo ed è partita in tutta fretta.

Ma torniamo alle medie dei miei tempi.

Dopo il primo anno potevi scegliere tra applicazioni tecniche, lezioni fatte da un deficiente rimbambito che non vedeva l’ora di andare in pensione.

Latino dalla puttana citata prima.

Musica, da uno che è partito con le scale musicali, non era cattivo ma di una noia incredibile.

C’era anche religione che era facoltativa. Ma il compagno di classe un testimone di Geova che aveva scelto di non farla lo tenevano rinchiuso in una stanza da solo.

Quando è stato il momento di scegliere, sono stato semplicemente geniale, ho scelto di non farne nessuna.

Le lezioni le mettevano all’inizio o alla fine col risultato che entravo dopo o uscivo prima l’unico in tutta la scuola. Solo religione era nel mezzo ma in tutta la scuola c’era solo il mio compagno che non partecipava alle lezioni. Tutti cattolici.

Ora per me avrei fatto meno anche di altre materie ma non si può avere tutto.

Ricordo con stupore che nonostante studiassi poco o niente all’esame avevo superato la media del sette e mi avevano dato anche un diploma immeritato, dovute anche alle mie capacità di copiare. Grazie al mio compagno di banco che gli stavo sulle palle ma mi lasciava copiare.

Pace all’anima sua morto a 50 anni. Era un disadattato ma bravissimo a scuola.

Io non ero portato per la scuola ma neanche quella puttana della professoressa di italiano e altri suoi colleghi.

Questi ricordi nascono dal fatto che qualche giorno fa ho visto vari mi piace ai miei pezzi da un blog che non conoscevo e sono andato a vedere chi era.

Ho notato che tanti amici del blog erano anche da lui.

Il blog era scritto in inglese ( non so una parola) ma basta mettere il traduttore, ma la cosa che mi ha fatto sobbalzare è stato che spiegava il latino…..

Il latino che giustamente è stato abolito dalla scuola.

Ora se uno vuole fare latino è giusto che lo possa fare, ti fai anche venti ore settimanali in più, ma obbligare i diversamente scolari come me a ripetere quei cazzo di verbi altro che tortura, cogo, -is, coëgi, coactum, -ĕre       costringere ( a me con la forza)

29 pensieri riguardo “Quando a scuola alle medie ho dovuto scegliere tra latino, applicazione tecniche e musica.

  1. E’ questione di carattere. Ci sono persone che amano apprendere, anche dopo la scuola. Conosco una che non lavora (invalida) e a cinquant’anni suonati sta prendendo la quarta laurea, che ovviamente non userà mai. Solo per cultura personale e per piacere. Ce ne sono altre, invece, più portate per altre cose, che non implichino i libri. Ma non c’è un migliore o un peggiore. Semplicemente, non siamo tutti uguali.

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      1. Ma devi pensare che la scuola è un’opportunità di crescita. Una volta non si andava a scuola, molti dei nostri nonni non sapevano né leggere né scrivere, e hanno vissuto nella più totale chiusura mentale.

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  2. Sorbolum – è un mio strafalcione😄 Lo scibile è utile allo svolgersi del cammino umano; sono perfettamente d’accordo con te Allegro,che la campionatura degli attuali “scolari” è tutta una barzelletta!Essi sanno però molto di influencer,rapper,fashion: ed è straordinariamente,stratosfericamente “magnifico” ciò😆😁😂 A proposito, quale sarà quella blogger che hai tanto simpatica?! Boh.🤗

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      1. Io ho iniziato la scuola nel periodo del sessantotto, e allora c’erano insegnanti un po’ strani. Figurati che ce n’era una che ci obbligava ad imparare a memoria delle lunghe poesie, come quella che ancora ricordo e che diceva: “La Vispa Teresa avea dell’erbetta, ma stronza com’era non la passava agli amici”!
        😂

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  4. NOI del partito degli under 70.000 riporteremo l’obbligo scolastico ai 14 anni, dopodichè niente più diplomi gratis che costringono poi ad effettuare quelle buffonate delle selezioni per accedere all’università.
    a 14 anni i giovani che vogliono imparare un mestiere devono fare apprendistato e a 18 anni avere la possibilità di poter fare il mestiere.
    Oggi, purttoppo, uscendo tutti con il pezzo di carta a 18 anni, solo i figli di papa trovano lavoro e gli altri son troppo vecchi per fare apprendistato e così i mestieri li svolgono i migranti

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  5. So di andare controcorrente, ma a scuola ci andavo senza patire. Ho avuto professori ottimi, altri medi, e alcuni pessimi, così come i compagni, e così come i colleghi di lavoro, purtroppo è impossibile che accada diversamente. Se lo studiare (inteso come “imparare”) fosse un lavoro, lo farei subito, non mi stanco mai: ove per imparare intendo tutto ciò che è cosa nuova per me. Ho avuto anche io le mie materie ostiche, ma ho la fortuna di riuscire a trovare qualcosa di interessante in tutto. Il problema è che la scuola non è fatta bene

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  6. Sono d’accordo con Raffa, la scuola è un’ opportunità di crescita personale e culturale che andrebbe colta da chi l’istruzione la riceve( lo studente) e da chi la fornisce (il professore). La cultura rende più ricchi non tanto di tenore di vita che vale quel che vale e non è detto comunque che il tenore di vita sia più alto, ma soprattutto di apertura mentale. Essere più o meno portati allo studio non è una carenza né una colpa, ciò che la scuola deve fornire sono i mezzi proprio per garantire la pari opportunità per tutti di avere accesso alla cultura. E con cultura non intendo conoscere il latino o l’ analisi matematica, ma la cultura nel senso più generale del termine.
    Una sola nota sulla disabilità, solo perché la vivo direttamente, io ho una laurea e una specializzazione, che mi hanno dato più facilità di accesso al lavoro permettendomi di avere un mio reddito e l’ indipendenza economica. Oltre che più mezzi intellettivi per affrontare la disabilità. L’ istruzione serve sempre. La persona disabile di cui parli fa bene a prendere un’ altra laurea se ne ha la possibilità, perché aumenta la sua istruzione e le dà più opportunità nella vita, proprio anche perché la vita da disabile implica tante difficoltà da affrontare ed evidentemente lo studio è anche un’attività che la gratifica. Un saluto ☺️

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      1. Ciao, certo, premettendo che io invece sono portata per lo studio, mi sono buttata su un commento anche sin troppo lungo, ma nonostante io ci provassi gusto a studiare ho molti ricordi brutti della scuola, insegnanti che arrivavano ad essere persino sadici ed altri che erano talmente svogliati da fare venire nausea. Ho avuto invece molte più soddisfazioni all’ università dove il dialogo con i professori era in alcuni casi quasi alla pari. In quei casi era davvero un piacere seguire le lezioni.buona giornata🙂

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