Battuta del giorno col telefonino

Secondo me gli italiani sono i maggiori acquirenti di telefonini, e non è vero che tutti quelli che hanno il telefonino sono imbecilli. È che tutti gli imbecilli hanno il telefonino. (Giorgio Gaber)

Oggi i ragazzi vanno agli esami col videofonino e tutto va bene. Ai nostri tempi non potevi andare col telefono a scuola. Intanto si vedeva il filo… (Giuseppe Giacobazzi)

Le chiedo il suo numero di cellulare. Lei mi dice: – No, dammi tu il tuo, ti chiamo io. – Ora: gli esperti sanno bene che questa frase è l’anticamera della buca. Se le dai il tuo numero, stai pur certo che non ti richiamerà mai più per il resto dei tuoi giorni. E anche di più. Ma in questi casi c’è una contromossa: il gambetto Califano, dal nome del suo inventore […]. Ti chiede il numero per non darti il suo? Tu non devi fare altro che dirle: – Ma come? Una donna bella e importante come te chiama lei per prima? – È il gambetto Califano. Ed è infallibile. (Daniele Luttazzi)

All’inizio c’era Adamo. E dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo”. Così creò il cellulare. Allora Adamo telefonò a Eva, ma trovò occupato. (Leo Ortolani)

In Italia circola il più alto numero di telefonini al mondo. La statistica dice che in Belgio, per esempio, ci sono tre persone per ogni apparecchio. Da noi, chiunque, anche i bambini, ha almeno tre numeri di telefono. Non ho alcuna intenzione di fare della morale sulla questione. Mi infastidisce semmai di avere al momento soltanto due cellulari attivi, perché il terzo me lo hanno fregato in palestra.(Gioele Dix)

8 pensieri riguardo “Battuta del giorno col telefonino

  1. Buongiorno, quella di Leo Ortolani è stupenda.
    Il tuo bellissimo articolo mi ha richiamato alla mente un episodio divertente che ho deciso di scrivere. Grazie per avermi ispirata. Non ho il tuo numero, quindi ti ringrazio qui. 😄 Buona giornata

    P. S. Pensa ai casi della vita, ci stavo ripensando giusto ieri sera, per associazione di idee. 😅

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  2. Non passa giorno che non mi trovi a chiedermi come cacchio facevamo prima.
    Ho un rapporto di amore-odio col telefono, che a dire il vero tende più all’ odio che all’ amore… gli riconosco però una grande qualità: ha un interruttore per spegnerlo. E il mio quando è spento è spento: ho impostato tutto affinchè non mi arrivino notifiche di chiamate perse, messaggi in segreteria o altre amenità simili. Sono disponibile dal lunedi al venerdi dalle ore 7:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 20:00. Sabato, domenica e feste comandate non esisto, telefonicamente parlando. Devo difendermi, devo sopravvivere. 😉

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  3. …ah, e sono comunque un grande estimatore della tecnologia: quanto ai telefonini ricordo che giusto trent’ anni fa mi misi in tasca il mio primo cellulare (pagato uno sproposito) e da allora non ne ho più fatto a meno. Però, faccio di tutto per non finirci sotto.

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  4. Ai tempi della “morosa”, telefonarsi era complicatissimo.
    Quando ero in casa, dovevo tirare il filo fino quasi a rompere l’apparecchio, perché cercavo riparo in salotto dalle orecchie indiscrete dei familiari (mia mamma, in particolare).
    Se dovevo invece dire qualcosa che “assolutamente” non doveva essere ascoltato, nemmeno per sbaglio, allora andavo alla cabina telefonica, che tuttavia non era gratuita, e mi costava parecchie “monete”, che a quel tempo mi erano preziose.

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