Secondo Caroletta: scuola obbligatoria dalla prima infanzia fino a 18 anni. Così si passa dagli arresti domiciliari agli arresti scolastici. Se ci mettiamo la pensione a 71 anni proposta da Cottarelli Il PD è sicuro che stravince queste elezioni.

Chi mi segue da tempo sa il mio odio verso la scuola, non credo che ci sia stato un solo giorno della mia vita scolastica in cui sono stato contento di andarci non l’ho mai sopportata fin dal primo giorno e soprattutto non ho mia sopportato quel cazzo di fiocco al collo che a quei tempi ci obbligavano a tenere. Nonostante questo incredibilmente mi hanno sempre promosso. Qualcuno direbbe che le vie del Signore sono infinite.

Ora obbligare qualcuno che non ne ha voglia ad andare a scuola fino a 18 anni è una delle cose più idiote che abbia mai sentito dire.

Secondo il mio parere già obbligare a due anni di superiori è una cosa profondamente inutile se uno non ha voglia di andare a scuola , ma in questo caso posso capire le motivazioni, ma fino a 18 anni è veramente una cosa fuori dalla realtà.

Voi che avete fatto le scuole alte forse non sapete la realtà delle scuole basse. Di quali elementi frequentino quelle classi, il peggio del peggio, per non parlare di quali insegnanti girino per quelle classi .

Persone demotivate a cui non frega un benemerito cazzo degli studenti e vivono il loro lavoro come una punizione per qualcosa fatto nella loro vita precedente e l’unica cosa che li spinge a presentarsi al mattino a scuola è lo stipendio.

Tra studenti che non ascoltano una sola parola dell’insegnante e insegnanti che non frega niente di quello che insegnano obbligare fino a 18 questa pagliacciata mi sembra veramente da balordi e da gente fuori dalla realtà.

Io ho tanto ad odio la scuola che mi segue avrà notato che non ho mai praticamente raccontato nulla di quel periodo, forse qualche episodio qua e là.

Per oggi e solo per oggi

Ricordo di un compagno bocciato già due volte che aveva compiuto da poco i 18 anni, i genitori si erano fissati che doveva diplomarsi. Era arrivato in ritardo di quasi mezz’ora, il professore gli aveva chiesto la giustificazione, tirato fuori il libretto aveva scritto ” mi sono attardato perché mi sono fermato a fare colazione al bar ” quindi si era seduto al suo posto tra le risate di tutta la classe. Il professore aveva provato a rimproveralo. Il ragazzo aveva tirato fuori il libretto delle giustificazioni ” me ne vado perché il professore m’importuna ” data la giustificazione aveva salutato tutti ( era simpatico a tutta la classe ) salutato anche il prof se ne era andato probabilmente al bar.

Nella mia classe ogni giorno succedeva qualcosa del genere…

Dal compagno che sia alzava d’improvviso e facendo finta di avere un fucile in mano e lo puntava verso il professore e gli sparava, tra le risate di tutti o quasi.

Ma Caroletta non sa niente di queste cose.

23 pensieri riguardo “Secondo Caroletta: scuola obbligatoria dalla prima infanzia fino a 18 anni. Così si passa dagli arresti domiciliari agli arresti scolastici. Se ci mettiamo la pensione a 71 anni proposta da Cottarelli Il PD è sicuro che stravince queste elezioni.

  1. Ci sarebbe troppo da dire… Il problema non è tanto l’obbligo fino a 18 anni, quanto il fatto che si esce dalla scuola superiore con lacune allucinanti e del tutto impreparati al mondo del lavoro. La maggior parte dei maturandi non ha idea di come si scriva un curriculum e molti sono più preoccupati a mettere gli asterischi in finale di parola, che l’acca dove serve.

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      1. Ma allora come si stabilisce la “data limite”? Se ci basassimo solo sulla voglia, probabilmente pochissimi andrebbero a scuola, se non per il minimo sindacale. E non a caso si chiama “scuola dell’obbligo”

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      2. Secondo il mio parere dopo la terza meda dovrebbe finire l’ obbligo e si dovrebbe creare col mondo del lavoro un sistema d’ingresso. Dove un ragazzo va a imparare un mestiere, esattamente come si faceva una volta.
        Non bisogna essere tutti laureati c’è bisogno anche di braccia.

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      3. Certo, ma – permettimi – una cosa non esclude l’altra. Lavoro “manuale” e istruzione non devono essere due strade mutuamente esclusive. Altrimenti cadiamo nella trita e classista distinzione fra “lavoro manuale” e “lavoro di concetto”, come se l’operaio o l’artigiano non usassero la testa per fare cosa fanno. E un politico che aspira a essere uno statista, chiunque sia, non può limitarsi a dare all’elettorato ciò che l’elettorato trova comodo, ma deve sforzarsi di impiantare un sistema che funzioni e serva, anche se scomodo. Che poi la scuola italiana spesso sia nozionistica e astratta, o che alcuni prof siano demotivati, è un altro discorso: ma, a mio parere, la scuola non deve (solamente) insegnare a lavorare, ma a pensare, a essere critici, a stimolarti la fame di conoscenza. Per il lavoro ci sono altri percorsi, che con la scuola devono essere integrati, ma a cui la scuola non deve sostituirsi.

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      4. io credo che bisogna essere onesti e dire le cose come stanno.Ci sono ragazzi che di studiare non frega niente ed obbligarli ad andare a scuola non serva assolutamente a niente. Escono diplomati e non sanno niente.
        L’intento che dici è meritevole ma la realtà è un altra.

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  2. “Essere insegnati” è sicuramente positivo. Ora, proporre ad oltranza il “beneficio” a chi non ha predisposizione o avversità,è una specie di TSO,il quale ha giustificazione di applicazione ove un soggetto arrechi nocumento ad un altro. Dopo ciò, ognuno ha il diritto di versare il proprio sé stesso nella società come gli aggrada e amen.

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  3. Purtroppo siamo in in periodo storico in cui non serve né studio, né professione, né mestiere, né nulla.
    Siamo ad un passo dall’essere bellamente sostituiti da robot con I.A. e ad alcuni (che comandano) sembriamo pure eccezionalmente…troppi.
    In definitiva un cesso di situazione!!!
    Altro che obbligo e maturità.

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  4. Letta non conosce, o finge di non conoscere, la realtà.
    A cosa serve un obbligo scolastico sino ai 18 anni se la qualità dell’insegnamento è bassa quanto la capacità di apprendimento degli studenti?
    Serve solo a ridurre le statistische sulla disoccupazione.
    Durante dei periodi di DID subiti dalla prole, uno in prima liceo, l’altra in quarta elementare, mi capitava di passare dalla stanza dove “apprendeva” uno a quella dove “apprendeva” l’altra. Vi assicuro che non si capiva la differenza tra la classe liceale e quella elementare: le professoresse da una parte e le maestre dall’altra non facevano altro che interrompere le lezioni per sgridare gli studenti indisciplinati che chiaccheravano durante le lezioni. E dire che le due scuole passano per blasonate e difficili (zona Roma Municipio 1, ossia il feudo romano del PD e, casualmente, la zona con il reddito medio più alto dell’Urbe).
    A dirla tutta a me la didattica a distanza sia quella generale, che quella ad personam, non è dispiaciuta poi tanto. La prole era costretta a seguire le lezioni da me e dalla coniuge. In classe avrebbero “socializzato” con gli altri senza seguire la lezione.
    Un’ultima considerazione sui libri di testo.
    Quelli attuali delle scuole primarie sembrano pubblicati per ridurre al minimo la loro utilità. Figure, figure, figure e qualche riga scritta. Ai miei tempi, per prendere in giro qualcuno, gli dicevamo che poteva solo leggere i libri con le figure…
    Sempre ai miei tempi avevamo un libro di lettura, che cambiava ogni anno, ed un sussidiario: il leggendario “Il Cervino”, che oggi farebbe mangiare la povere a molti testi per le scuole medie inferiori. In classe si stava zitti e chi sgarrava finiva dietro la lavagna, talvolta dopo aver preso una bacchettata sulle mani fatte stendere allo scopo. Qualche tempo fa, mi figlia si rifiutava di scrivere un “tema” (si può dire?) intitolato “Parla di te”. La sventurata rispose: “Non lo faccio! E’ contro la privacy”.
    Quando lo abbiamo saputo, io e coniuge ci immaginavamo la covocazione in presidenza. La maestra, invece, ha mandato un whattsapp alla coniuge cone la faccine sorridenti, lodando l’arguzia e l’intelligenza della “ribelle d’istinto”, come definita nella pagella finale di quest’anno. Non c’erano registri elettronici, ma i genitori venivano informati con un’efficenza da fare invidia alla STASI.
    Sono rimasto invece sconcertato dai libri di testo liceali. Sembrano testi universitari, da quanti approfondimenti contengono e dalle estensioni on line. Infatti i docenti li usano molto poco, salvo quello di matematica, per gli esercizi da fare a casa. In compensano costano un botto.

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      1. Già quest’anno il liceo ha chiesto un contributo volontario di 140 euro ad alunno e l’elementare di 65 euro ad alunno. Le causali erano abbastanza generiche: potenziamento rete internet, manutenzione dei condizionatori d’aria (quali?), progetti estivi (mai visti). Noi abbiamo pagato, ma molti hanno nicchiato.
        Per non parlare della fornitura di materiale di cancelleria, di carta igienica e saponi per i bagni costantemente a cura delle famiglie degli alunni.

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  5. non è solo caroletta a non saperlo, ma sono in tanti a far finta di non saperlo.
    LOro non sanno come si crea un artigiano e li hanno fatti sparire, pensando che un artigiano sia sostituibile da un migrante che gira per le strade con il cappello in mano chiedendo l’elemosina .
    Sono così saputi che non sanno che in rete esiste il programma del partito degli under 70.000 accessibile alla lettura di tutti gratuitamente, basta andare sul sito della pornodidattica e pigiare sull’etichetta “partito”

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  6. Se potessi non lavorerei, ma mi tocca farlo. Ti dirò che sono fortunato, perché ho trovato chi me lo ha fatto piacere, il lavorare.
    Fortunato come quelli che hanno trovato insegnanti capaci di far loro piacere la scuola.

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