Metafora sulla vita: Marco Pacione e la grande occasione perduta. Dedicata al governo dei peggiori con un pensiero speciale all’incapace per eccellenza il ministro dei positivi Speranza.

“Marco Pacione “chi è? Si domanderà qualcuno.

Nel pezzo di ieri solo una persona me l’ha chiesto e la ringrazio.

Marco Pacione è stato un ottimo giocatore di pallone, precisiamolo subito.Non era il fenomeno ma un gran bravo giocatore quello si.

Arrivato alla Juventus dall’Atalanta, era un giocatore forte e talentuoso, non era il titolare, titolare era Aldo Serena, era la Juventus di Platinì e Trappattoni.

Siamo ai quarti di finale di coppa dei campioni, quando le coppe le chiamavamo ancora con nomi italiani e’ il 19 marzo 1986. C’è il Barcellona è la partita di ritorno, la Juventus deve vincere se vuole passare il turno. Serena è infortunato e tocca a Pacione la grande occasione.

Sbaglierà l’inimmaginabile gol che sembravano già fatti riuscirà a sbagliarli tutti, tutte le occasioni arriveranno sui suoi piedi o sulla sua testa, ma incredibilmente riuscirà a fallire tutto, venti minuti da incubo.

La Juventus verrà eliminata non solo per colpa sua, ma per tutti la colpa sarà solo la sua.

Il ragazzo andrà in crisi di autostima e a fine anno verrà svenduto al Verona…. e per il momento con la sua storia fermiamoci qui.

A volte nella vita capita di essere chiamati ad affrontare prove di grande importanza. Occasioni uniche che probabilmente non si ripeteranno più. Alcuni falliscono, vuoi per l’emozione, sfortuna o altri mille motivi e diventano eroi negativi. Altri le superano brillantemente e diventano eroi.

Credo che sia evidente a tutti la disfatta di questo governo, soprattutto del ministro dei positivi Speranza. Non lasciatevi ingannare dai giornalisti lecchini che imperversano in tv. E’ una disfatta punto e basta. Non è colpa solo sua come nel caso di Pacione ma la figura del coglione principalmente la sta facendo sicuramente lui.

Ma voglio lasciarvi con un messaggio POSITIVO

Guardate pure solo i primi trenta secondi.

Ai miei tempi per dire uno che era scarso si diceva ” mi sembri Pacione”. Spero che il governo dei peggiori e il ministro dei positivi facciano come Pacione e si riscattino.

16 pensieri riguardo “Metafora sulla vita: Marco Pacione e la grande occasione perduta. Dedicata al governo dei peggiori con un pensiero speciale all’incapace per eccellenza il ministro dei positivi Speranza.

      1. Mi chiedo come hanno fatto a non sostituirlo in quella partita… non c’era proprio nessun altro? È stato anche sfortunato, povero. Ogni tanto però Trapattoni faceva di quelle str.zate, mi pare di ricordare una partita dell’Inter, mancava Brehme e fece giocare un ragazzotto della primavera, un tal Rocco se non ricordo male, e il Bayern ci asfalto’ in casa e ci eliminò…

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  1. Non capisco una cippa di pallone e non ho memoria storica riguardo le squadre, quindi mi asterrò dal ragionare sulle gesta del giocatore in questione. Una cosa però la so (perchè riguarda più o meno ogni sport) ed altre posso desumerle per analogia. Per questo non mi sento di accostare in alcun modo il Pacione allo Speranza.
    Un giocatore di calcio, quando arriva in serie A (così come un tennista che si affaccia ai primi 30 dell’ ATP) si è già fatto un mazzo come una capanna, probabilmente da quando aveva 5 anni e qualcuno (padre, zio, tutore) lo costringeva ad allenarsi ai limiti dello schiavismo. Vuoi o non vuoi, per quanto tu possa essere una pippa o il peggior sfortunato della tua categoria, se giochi a quei livelli hai alle spalle anni ed anni di esperienza e se vogliamo di passione (adesso è un po’ meno vero, più tipo Playstation, però tanto adesso nulla è come prima che era tutto meglio).
    Poi. Per quanto uno sportivo possa determinare la sconfitta storica di una squadra (e come giustamente sottolinei non è mai lui da solo se no che squadra sarebbe, però comunque va in culo a lui), la cosa finisce lì. Viene dimenticato, magari rimane nei proverbi e negli sfottò, ma poi arriva una nuova stagione, qualcuno lo sostituisce, vince, diventa l’eroe e il mondo va avanti.

    Veniamo adesso a Speranza (e non vale solo per lui, ma visto che si parla di lui): Speranza non è nessuno. Non è mai stato nessuno. Sta dove sta per un meccanismo di voto che mi è ignoto quanto il fuorigioco (per restare in metafora), ma ha il background politico del mio cane. Se pure ha avuto un’ occasione (e si, l’ha avuta, non capita a tutti di sentirsi dire “Ehi, sai che c’è ? Da domani sei ministro”), non solo non ha fatto niente per meritarsela ma se la è pure giocata nel modo peggiore.
    Poi. Avendo determinato (non lui da solo, ma andrà in culo a lui) la sconfitta del governo di un Paese intero (perchè si, è una sconfitta e ce ne accorgeremo anche se faremo finta di aver vinto come nella seconda guerra mondiale), non è che la cosa finisca lì. Non abbiamo perso una coppa e la prossima stagione si rigioca zero a zero palla al centro. Abbiamo perso anni di vita, di lavoro, di progresso, di sanità mentale e tanti ma tanti di quei soldi che non sarà possibile nemmeno contarli.

    Pacione è Pacione, Speranza è un coglione.

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  2. Ricordo molto vagamente la serata di Pacione.. avevo 8 anni. Era una di quelle sere, in cui una Juventus mostruosa, come al solito, in Coppa Campioni, faceva cilecca. Platini che gesticolava come CR7 non lo ricordavo. Grande giocatore.. come uomo ha sempre avuto qualche pecca (Del Piero di certe scenate non ne ha mai fatte, neanche quando la Juventus arrivava 7 in campionato.. ca va sans dire).. Speranza verrà ricordato nella storia italiana (ahimè) come quel ministro che a 40 anni, neanche fosse Dante, nel mezzo del cammino della sua vita, volle scrivere una autobiografia, nel mezzo della pandemia… mentre dirigeva il ministero della sanità, ed ovviamente non trattenendo quella voglia di socialismo reale che accompagna tutti i governi italiani dagli anni 70 ad oggi (anche quelli che sulla carta erano contrari al socialismo reale): la pandemia ci ha dato l’opportunità di dimostrare che serve più stato. Ed ovviamente gli italiani, nella stragrande maggioranza, da più di 40 anni, amano questa visione del paese.

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