La finta censura ai tempi dei social . “Tutti i giornali( i social) che contano vivono grazie ai loro annunci pubblicitari. Gli inserzionisti esercitano una censura indiretta sulle notizie” (George Orwell)

Figlia ieri mi ha fatto una capa tanto, sono costretto sotto minaccia a scrivere questo pezzo.

Figlia mi ha spiegato a me uomo quasi anziano, uomo del 900 che non capisco niente di social, (magari non capissi niente solo di social) come funziona la censura in questi casi.

Tutti i più grandi social Facebook, Instagram, you tube ecc ecc… Sono aziende private e vivono di pubblicità, i loro inserzionisti non vogliono che il loro nome sia abbinato a certi tipi di argomenti, e in un mondo del politicamente corretto, ormai su i social è vietato parlare di alcuni argomenti se no si viene oscurati. Ma la censura non è per motivi ideologici, ma per motivi di denaro. NOTATE LA GROSSA DIFFERENZA

Torniamo all’ultima polemica. Rachele Mussolini sostiene viene oscurata da Instagram per aver cantato la canzone del Piave in contrapposizione a bella ciao, e già qui si direbbe che cazzo c’entra la canzone del Piave , facetta nera se mai se proprio voleva cantare qualcosa. Così sull’immigrazione magari le viene qualche buona idea.

Ai dirigenti di Instagram frega un cazzo di Rachele, di quello che dice , se è fascista o no, interessa solo che i suoi sponsor non vengano abbinati a questi argomenti e così le bloccano il profilo.

La poverina finisce su tutti i giornali a sostenere che era stata censurata, così ha una visibilità che mai avrebbe avuto.

La censura era quella di suo nonno o bisnonno non lo so e non me ne frega un cazzo neanche saperlo, che finivi in galera o al confine se ti andava bene, ammazzato se ti andava meno bene.

La censura è una cosa seria finiamo di dire che in questo paese c’è la censura. E’ l’unica cosa che ci lasciano fare, dire quello che ci pare, e poi intanto c’inculano lo stesso.

In Egitto esiste la censura, Patrick Zaki è in galera per aver espresso la sua opinione.

In Cina e in tutti i paesi islamici c’è la censura, non qui da noi, da noi se ti censurano è solo per via della pubblicità.

Figlia ci tiene a far sapere che in Italia ci sarebbe l’apologia del fascismo. Legge del 20 giugno 1952 n 64. Reclusione da sei mesi a due anni. Ma come abbiamo visto ampiamente in questo periodo della legge non frega niente a nessuno soprattutto a giudici.

34 pensieri riguardo “La finta censura ai tempi dei social . “Tutti i giornali( i social) che contano vivono grazie ai loro annunci pubblicitari. Gli inserzionisti esercitano una censura indiretta sulle notizie” (George Orwell)

  1. Figlia ha fatto bene a farti scrivere un pezzo così! Ribadiamo il concetto che qui la censura è spesso e volentieri solo per danaro e che dal passato e dalle leggi (in teoria) vigenti non impariamo un emerita fava e a molti manco interessa!

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  2. Mi sono sempre dichiarato “politicalmente incorrect”.
    Ovunque (e perché da noi no?) siamo costantemente “monitorati e censurati” (altro che Orwell!).
    L’Apologia di fascismo vale solo per qualche povero fesso che alza il braccio e fa il saluto romano, non per le fasce alte della nostra politica.
    In galera ci va solo il pensionato che ruba 2 mele e un pezzo di formaggio per arrivare alla fine del mese con una pensione da fame, non chi fa sparire 49milioni di euro dalle casse del Partito.
    Il reato di “Vilipendio alla Bandiera” è un reato punibile fino a due anni di reclusione previsto dal codice penale, ma quando Bossi ha bruciato la bandiera Italiana in piazza e davanti alle telecamere cosa è successo? Due articoletti di giornale, un paio di commenti sdegnati ed è finita lì.
    Anche io sono del ‘900 come dici tu, ma qui i social c’entrano ben poco, sono solo l’amplificazione ed il nuovo mezzo di diffusione di quella che viene definita la “Dittatura Dolce”.
    Viviamo in una Repubblica che esiste solo su carta.
    Politica, Industrie Farmaceutiche, Grandi Società, Religione, Mafie Varie fanno parte di un’unica Enclave che da secoli fa il bello ed il cattivo tempo in tutto il Mondo.
    Non sono un “Complottista dell’Ultima Ora” ma di questo ne ero, ne sono e ne sarò sempre convinto.

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  3. Cercando la definizione di “fascismo” viene fuori: “L’ideologia fascista sostiene l’idea di uno Stato a partito unico e vieta qualunque opposizione al partito stesso….”
    Beh, io di quelli che non accettano pareri contrari al proprio ne conosco parecchi, anche se sono di tutt’altra idea politica, almeno a parole….

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      1. infatti, e poi è ora di finirla con questi termini, “Il Fascismo”, il Fascismo non esiste più in politica come non esiste più il comunismo, c’erano una volta, ai tempi di Almirante e di Berlinguer, adesso è tutto diverso non ci sono più gli idealismi di una volta e nemmeno i politici,
        Ci sono solo i gruppi di deficienti estremisti sia da una parte che dall’altra che ogni tanto fanno casino.

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  4. Mi dispiace ma, come sai, non sono d’accordo. Non per motivi politici, ma di principio.
    Trovo scorretto chiudere un account perché si canta la Canzone del Piave, come troverei scorretto chiuderlo perché si canta Bella ciao (ammesso che succedesse…) E non importa che sia per motivi economici o politici: la chiusura di un account è una forma di CENSURA, perché chi offre al pubblico (teoricamente a qualunque idiota) la possibilità di avere un account e di esprimere con esso le proprie idee (compresa quella che la Terra è piatta o che i preti si scopano le suore), non può chiudere un account, cioè mettere il bavaglio, se non per motivi gravissimi, che potrebbero essere propaganda terroristica o diffusione della pedofilia. E in quel caso, ci deve pensare la polizia postale. In qualunque altro caso non ci si può arrogare il diritto di chiudere la bocca a nessuno, soprattutto, ripeto, se offri un servizio pubblico a cani e porci.
    Altrimenti devi fissare delle regole fin dall’inizio: ti concedo l’account, però non devi parlare di…, non devi cantare…, non devi mostrare…, pena la chiusura immediata. Questo è quello che penso relativamente al caso di cui ha parlato Ale.
    Per il resto, sono d’accordo che la censura di Stato esiste in Cina, nei Paesi islamici e anche in Russia, solo che lì risolvono col polonio…
    Da noi siamo ancora ABBASTANZA liberi di dire quello che ci pare, tanto non ci ascoltano.

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    1. Ho cercato in rete le motivazioni di Instagram per la chiusura dell’account di Rachele Mussolini: non ho trovato nulla e mi pare strano. Che la “Leggenda del Piave” possa dare fastidio a qualcuno mi sembra altrettanto strano se non di più. Ci sono cose non dette, in questo affaire. Per me, allo stato attuale è inspiegabile.

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      1. Mah, non è chiaro che cosa sia successo, a mio parere non ci sono elementi sufficienti per capire.
        Comunque sia, non possiamo fare altro che accettare il fatto compiuto: Instagram ha la facoltà di bloccare un account, così come un blogger, nel suo piccolo, può fare lo stesso con i follower sgraditi, qualunque ne sia la ragione. Se chiamiamo censura quella di Instagram, all’altra che nome diamo? 🙂

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      2. Però, vedi, Instagram come Facebook e altri social, offre a tutti la possibilità di esprimere le proprie idee, e nel momento in cui blocca un account, toglie in questo modo la libertà di parola. E’ come dire “chiunque può dire quello che vuole qui da noi, ma non tu, perché non mi piaci”. Chi invece blocca uno o più follower è nel suo diritto, perché è a casa sua, e gli impedisce di esprimersi solo in quella sede.

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      3. Infatti: la prima possiamo chiamarla censura, per l’altra i termini più appropriati sono ripicca e, forse, bullismo. Dietro ci sono insicurezza e difficoltà a relazionarsi con il prossimo. Si erano manifestate già qualche giorno fa nell’intemerata contro l’autrice della stroncatura su Amazon. Dovrebbero essere questioni personali da risolvere privatamente, invece vengono date in pasto al pubblico dei follower, cercando un facile consenso, ma ovviamente negando all’interlocutore qualsiasi possibilità di far valere le proprie ragioni. Tutto questo è assai sgradevole – è il meno che possa dire.

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      4. Sinceramente, scusami, ma trovo sgradevole anche cercare di coinvolgermi in questa questione, che francamente riguarda solo voi, ben sapendo che ho legami di amicizia con la persona di cui parli. A suo tempo mi sono espressa con lui, dicendo che secondo me stava dando troppa visibilità a qualcuno che non la meritava, ma sul suo blog ha diritto di fare e scrivere quello che vuole. Così come oggi mi sono espressa nei confronti del blog che ci ospita, dicendo senza problemi che su certe cose che ha scritto non sono d’accordo, nonostante anche con lui sia in rapporti di amicizia. Tra persone civili si dovrebbe poter esprimere la propria opinione anche se dissenziente, sempre però nel rispetto di chi scrive. Il che non significa necessariamente dargli ragione, ma averne comunque rispetto, ricordandosi che si è ospiti, che nessuno ci ha chiesto la nostra opinione e che non siamo certo obbligati a dirla.

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  5. Se ti si toglie la libertà, costituzionalmente garantita, di dire quello che pensi, è censura. Se viene fatto per motivazioni politiche è censura. Se viene fatto per motivazioni economiche è censura. Se viene fatto per motivazioni personali è censura. Zero differenze. E la censura C’È.
    PS: Rachele Mussolini è morta da 42 anni.

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