La sicurezza sul lavoro e le funivie che cadono giù.

Quei pochi che mi seguono , qualche volta mi hanno chiesto che lavoro faccio, e io non ho mai risposto, e neanche oggi lo dirò., però sulla sicurezza ho molto da dire.

Al delirio ogni due tre anni ci costringono a fare corsi di aggiornamento che nessuno vuole fare, dove si ci annoia a morte, l’ultima volta a dire il vero era interessante, non il corso ma la signora che l’ha fatto.

Al delirio dopo averci fatto fare il corso ci fanno firmare un foglio, dove affermi di essere stato informato dei rischi e di come ti devi comportare. La responsabilità è personale, quindi se adopero alla cazzo i mezzi che mi danno per svolgere il mio lavoro la colpa è mia e la ditta non ha più responsabilità, non è proprio così, ma volendo si toglie da molti impicci.

Ora noi sappiamo che certe cose non le dobbiamo fare, è vietato, se ti vedono ti mandano la lettera di richiamo, rischi anche il licenziamento, eppure nella quasi totalità (compreso il sottoscritto) continuiamo a lavorare in barba alla sicurezza, chiaramente c’è chi esagera chi invece come il sottoscritto si prende qualche libertà stando attento attento, ma in ogni caso trasgredisce le indicazioni dell’azienda.

Perché un dipendente continua a rischiare la sua incolumità e quella delle altre persone? Questa è la domanda , considerando i molti infortuni , e anche le morti , non tantissime, ma sicuramente più dei carabinieri.

Stupidità il più delle volte. Sottovalutazione del rischio, spesso. “Fretta.” vi diranno i dipendenti.

Ora nel caso della funivia è chiaro che c’è una concomitanza di tutto, stupidità, sottovalutazione del rischio, fretta di riaprire dopo la chiusura per la pandemia, nessuno mi convincerà mai che quel cretino ha pensato solo per un attimo che mettendo i mollettoni sarebbe potuto succedere quello che è successo. Non ci credo.

Nella mia vita lavorativa ho visto fare cazzate madornali, ho visto colleghi finire all’ospedale , colleghi procurare danni a persone che transitavano nella loro orbita per non parlare di danni alle cose.

Tutte le volte c’è sempre stata la concomitanza di cose.

Ricordo ancora il volo dell’angelo. Un collega trasgredire tutte le norme di sicurezza e del buon senso, e fare una cosa così cretina da non crederci. L’ho visto volare da almeno quattro metri, per sua fortuna, nel suo volo la caduta è stata attutita da oggetti incontrati durante la caduta, mentre aspettavamo l’ambulanza non si riusciva a capire se era grave o no avendo preso una botta in testa, cercavamo di parlargli per tenerlo sveglio gli facevamo domande, un collega che prestava servizio anche alla croce rossa ci aveva detto che bisognava fare così, non toccarlo per evitare guai peggiori, ma di continuare a parlargli. ” Come ti chiami ?” ” Giulio” ha risposto a fatica” quanti anni hai?” ” 30 ” ha detto con difficoltà. Poi è stato il mio turno ” Quanto sei pirla?” Mi ha guardato e sorriso ” tanto ” mi ha risposto. Tutti abbiamo riso e nel frattempo che continuavamo a fare domande sono arrivati quelli della croce. “Cos’è successo? ” Hanno chiesto. E in quel momento è stata raccontata una delle più grandi balle che ricordo di aver mai sentito.

Quattro mesi ci sono voluti perché tornasse a lavorare. Tornato dopo qualche tempo ha ripreso a rifare esattamente come prima, il pirla.

34 pensieri riguardo “La sicurezza sul lavoro e le funivie che cadono giù.

  1. Argomento scottante, di questi tempi. Penso che tu abbia ragione sulla concomitanza, ma certo è anche avere la presunzione che non capiti a noi. Quel tuo collega che è volato da quattro metri è stato davvero fortunato.

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  2. Anche io non credo l’abbia fatto apposta, ma ha sottovalutato il rischio che potesse succedere qualcosa. Non si sa ancora poi come si sia potuta sfilacciare quella funa d’acciaio, ma ancora una volta i soldi, credo, abbiano inciso su scelte del genere, così leggere… a cui non so se aggiungere anche l’ignoranza, perché mi pare (non vorrei sbagliarmi) che uno dei tre incolpati fosse anche un dipendente storico, quindi, col senno di poi, ne avrebbe dovuto sapere di più!

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      1. Non lo dico io, l’ha detto la tv e ho trovato anche un articolo che spiega bene l’ipotesi, secondo il pensiero del Procuratore:

        I tre fermati nella notte di martedì all’alba di ieri hanno ammesso di aver volontariamente disattivato il freno di emergenza, o meglio, di aver lasciato in funzione l’annulla freno, il cosiddetto forchettone. L’hanno fatto la domenica della strage come lo facevano ormai da circa un mese.
        Perché l’hanno fatto? Il Procuratore che indaga dice: “scelta consapevole dettata da ragioni economiche”, insomma per non perdere soldi tenendo l’impianto fermo. Se il Procuratore ha ragione, l’hanno fatto per quello, per non perdere soldi. Ma non solo per quello e non del tutto solo per quello. L’hanno fatto al ritmo, in assonanza, al passo e secondo principio e valore stradiffuso come dominante e superiore. Quale valore? Quello del primum riaprire.

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  3. Se ci sono dei dispositivi di sicurezza, c’è un motivo. Nel caso in cui essi siano applicati a mezzi che trasportano persone, a maggior ragione non c’è da fare i pirla affidandosi al fatto che tanto”la fune regge”: lì si è responsabili di diverse vite, grazie alle quali si lavora, perché senza affluenza di persone, tanti saluti al lavoro.
    Se trasportava mucche, un eventuale propietario forse avrebbe potuto ricevere un risarcimento grazie al quale, almeno in parte, ricomprarsi qualche mucca.
    Ma i parenti delle vittime non possono ricomprarsi figli, genitori, fratelli. Con tutto il rispetto per le mucche e per chi le alleva, c’è una certa differenza.
    Ci vorrebbe un limite anche all’essere pirla, approssimativi nella valutazione del rischio e “frettolosi”(che nel caso specifico della funivia, sostituirei con un altro epiteto).

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      1. Però avevano il dovere di avere cura rispetto a un rischio del genere che, seppur bassissimo, c’era… non credo affatto che avrebbero fatto scelte tanto alla leggera se lì sopra fossero saliti ogni tre per due i loro familiari e non semplici sconosciuti.

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      2. Lo ha detto. Ma il mio punto di vista è che non si può fare affidamento su un componente meccanico in virtù della volontaria disattivazione di un altro, rischio “improbabile” non vuol dire rischio “impossibile”: tutto ciò che è meccanico può rompersi e a volte lo fa senza preavviso. Soprattutto se c’è la vita di alcune persone di mezzo, non si sfida la sorte.
        Un po’come se uno non cambiasse le pasticche dei freni perché tanto ogni giorno fa solo 2km e non frena mai. Poi arriva la volta che decelerare non basta, e allora è un casino.

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  4. Il tuo articolo mi apre un mondo… Non ho mai pensato, sentendo parlare di incidenti sul lavoro, che fossero causati da imprudenze dei lavoratori stessi. Ho sempre creduto che la sicurezza sul lavoro fosse una loro priorità, visto che ne va della loro vita. La cosa cambia parecchio come responsabilità: se il datore di lavoro ti dà tutta la dotazione di sicurezza e le informazioni per usarla al meglio, e tu non la usi, magari per far prima, la colpa diventa tua, non più del datore di lavoro.
    Il discorso della funivia è completamente diverso però: lì hanno giocato con la vita di persone (concordo con Moon): anche se la probabilità poteva essere bassissima, il rischio c’era, e si trattava di vite umane, non di merce eventualmente rovinata o persa.
    Mi resta una curiosità: non ti chiedo cosa ha fatto il collega pirla, perché so che non vuoi dare troppe informazioni sul tuo lavoro, ma mi piacerebbe sapere perché lo ha fatto, cioè che cosa lo ha spinto a trasgredire in maniera così imprudente, e nonostante la disavventura già vissuta. Fretta? Spavalderia? Troppa fatica? Idiozia pura e semplice?

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  5. Era da un mese che lavoravano coi freni INTENZIONALMENTE disattivati. Qui non c’è stata nessuna concomitanza: quello che è successo DOVEVA sicuramente succedere, l’unico punto di domanda era il quando.
    PS: un volo di quattro metri – probabilmente anche qualcosa di più – l’ho fatto anch’io quando un signore un po’ distratto mi ha centrata sulle righe senza neanche toccare i freni. Volo e poi schianto di faccia sull’asfalto. E di anni ne avevo più del doppio del tuo collega.

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      1. Ho ucciso per molto meno, sappilo (al Santo Spirito di Roma mi hanno dato sei giorni di prognosi; dopo due mesi ero ancora semi invalida e dopo sette anni mi porto dietro una discreta dose di danni permanenti).

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  6. Da circa un mese la funivia aveva registrato anonalie, ma la manutenzione non risolse nulla perché il freno di emergenza continuava a scattare. Così decisero di aggirare la cosa perché avevano fretta di riaprire dopo la lunga chiusura e non volevano restare ancora chiusi. Quindi disattivarono i freni d’emergebza (che funzionano solo se si spezza la funa, con il pensiero di “ma perché mai si dovrebbe spezzare?”) e infilarono un forchettone annulla freni, trovato anche tra i rottami della cabina…

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    1. con il pensiero di “ma perché mai si dovrebbe spezzare?”
      Perché le funi SI SPEZZANO. È nella loro natura. Per questo qualcuno si è preso la briga di inventare un meccanismo di blocco automatico. E infatti si è spezzata. È come percorrere contromano la Milano-Venezia: non è questione di se, ma solo di quando.

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  7. Ho letto poco degli articoli riservati al caso, ho seguito malamente la cosa in TV prevedendo che le cose andassero come stanno andando. Non ho sentito nominare in questi giorni “il preposto”, quel “parafulmine” nato dalla legge 81/2008.

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