Battuta del giorno te l’avevo detto.

Te l’avevo detto io che non era come te l’avevo detto io. (Teflynet Twitter)

“Tesoro, devo farti una confessione: ho una doppia vita.” ” Visto? Te l’avevo detto di metterti a dieta. (Postofisso2012 twitter)

Sei utile come un te l’avevo detto. (Nonfaretardi Twitter)

I rimpianti sono brutte persone che stanno lì a ripeterti ” Te l’avevo detto io” ” (AlbertHfoman72 Twitter )

17 pensieri riguardo “Battuta del giorno te l’avevo detto.

  1. Mi viene in mente una tizia con cui mi sono malauguratamente trovata a condividere un appartamento per un paio di mesi, tanti anni fa. Al primo giorno di coabitazione, mentre mi accingo a mangiare un pesce mi avverte: “Stai attenta alle spine nascoste”. Ora, le spine nascoste sono nascoste, lo dice la parola stessa, cioè non si vedono, perché se si vedessero non sarebbero mica nascoste, no? Delle spinette nascoste ti accorgi quando le hai in bocca, e tu educatamente le prendi e le posi sul piatto. Arriva la prima, e lei: “Te l’avevo detto di stare attenta! Cosa ti avevo detto, eh? COSA-TI-AVEVO.DETTO!” (Ben scandito). Seconda spinetta: “Te l’avevo detto di stare attenta! Cosa ti avevo detto, eh? COSA-TI-AVEVO.DETTO!” Terza spinetta… quarta… quinta… E se non era il pesce era qualcos’altro, a tutti i pasti, e se non erano i pasti era una qualsiasi altra azione o circostanza quotidiana. Poi dice che uno improvvisamente impazzisce e fa una strage.
    La stessa che prendeva una sigaretta dal mio pacchetto e poi si metteva il pacchetto in tasca, la accendeva col mio accendino e poi si metteva l’accendino in tasca. Quando poi, avendo a mia volta voglia di fumare, reclamavo la restituzione di sigarette e accendino diceva, in tono di sommo disprezzo: “Ah già, che tu hai il senso del possesso”.
    Eccetera. Voglio dire, quando uno ha quel vizio lì, mica ha solo quello.

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      1. Eravamo in Somalia, e alla fine del semestre siamo tornate ognuna a casa propria. Lì comunque, dopo due mesi di inferno ho trovato un altro appartamento libero e mi sono trasferita. Comunque era un incubo per tutti, mica solo per me che ci coabitavo. Una volta si fa accompagnare a casa da un tizio, lo fa entrare e me lo presenta dicendo: “Ti presento A., ha una casa bellissima e grandissima” e lui subito: “Sì ma la settimana prossima arriva mia moglie”. Ora, se uno come prima cosa mi sbatte in faccia la moglie, io un pensierino su che cosa mi voglia comunicare, me lo faccio. Lei no, sicché gli fa tutto il programma, perché lui era socio di un circolo esclusivo anglo-americano, “e tu naturalmente puoi portare un ospite quindi giovedì sera mi passi a prendere…” Io nel frattempo ero andata un attimo di sopra, e nell’accingermi a ridiscendere sento lui che, nel congedarsi, dice “saluto la tua amica” e lei “No, lei non scende più”; proprio in quel momento imbocco la scala, io e lui ci guardiamo per un secondo, e ti assicuro che mai un uomo e una donna si erano detti tanto in uno sguardo solo. Poi naturalmente il giovedì lui le ha dato buca, il che di per sé è una gran brutta cosa, ma lì era proprio un caso di legittima difesa, una questione di sopravvivenza, e ha avuto tutta la mia comprensione. Poi tra l’altro era anche mitomane, per cui a ogni gita o altro al ritorno mi raccontava storie di A. che improvvisamente sbucava fuori da una duna nella quale si era nascosto per farle una sorpresa e roba del genere (e in quel momento non stava inventando: ci credeva davvero che fosse successo), mentre quel pover’uomo per tutti quei mesi finché non siamo partiti per non correre rischi non si è più fatto vedere né alla Casa d’Italia, né al centro culturale, né in nessun altro dei posti normalmente frequentati da noi.

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      2. E’ che di storie così ce ne sono state talmente tante che ne verrebbe fuori un libro delle dimensioni di Guerra e pace. Come quella del tedesco di cui si era invaghita e che aveva deciso di avere a ogni costo (tieni presente che aveva 50 anni e l’aspetto di una grossa scimmia, oltre a essere di una stupidità stratosferica e di una tale incapacità in tutti i campi che dopo che io me ne sono andata andava ogni giorno da un vicino diverso con caffettiera e barattolo del caffè per farselo fare perché lei non era capace), con lui che scappava da un albergo all’altro per sfuggirle e lei che alla fine riusciva a scoprire dove si trovava e lo raggiungeva costringendolo a cambiare di nuovo e si è conclusa con la fuga definitiva di lui da Mogadiscio e lei che, scopertolo all’ultimo momento, lo raggiunge all’aeroporto all’una di notte.

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    1. Sicuramente surclasserebbe le barzellette di Gigi Proietti. Ti racconto ancora della volta che aveva lasciato attaccato per ore il fornelletto elettrico. Stiamo parlando di impianti elettrici del terzo mondo, che a voler proprio pignoleggiare “terzo mondo” sarebbe già un eufemismo, e insomma si è bruciata la scatola della presa di corrente. Lì (abitavamo al campus universitario) c’era un elettricista, ma se c’era da mettere le mani sulla corrente non ti veniva neanche a pagarlo oro perché la corrente lo terrorizzava, sicché dico ok, la cambio io. Siccome quel giorno lei doveva andare in città e io no, e ancora non avevo realizzato fino a che punto fosse deficiente, le dico vai al negozio di articoli elettrici che è sulla strada dietro la Casa d’Italia e prendi una presa piccola da due. La sera torna a casa e dice “Ho trovato questa, vedi se ti va bene” (nota: se va bene a me, come se le avessi chiesto di comprarmi della carta da lettere o un foulard) e tira fuori dalla borsa una spina, grande, da tre.

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