Tiro e contro tiro.

Ieri ho accennato di aver giocato a dama a certi livelli e di aver fatto tornei nazionali, piazzandomi spesso nei primi posti.

Tutto ebbe inizio in un bar latteria che frequentavo da ragazzo: il proprietario era un appassionato e giocava già nella massima serie. Aveva un suo compagno di gioco abituale e, tra un cliente e l’altro, giocava. Guarda oggi guarda domani, le prime partite, il primo torneo con vittoria…..

La dama è molto più semplice degli scacchi, ma meno semplice di quello che credono molti. Ci sono alcune regole che molti non conoscono e che cambiano fondamentalmente il gioco.

Intanto la scacchiera va messa così. Girata non va bene, cambia tutto.

Esiste la dama italiana e quella internazionale ed hanno regole diverse.

Finisco col dire che nella dama è obbligatorio mangiare, e anche nelle prese ci sono regole ben precise. Non solo è obbligatorio mangiare, ma tra una dama e una pedina si è costretti a mangiare la dama e tra un pezzo o due, è obbligatorio mangiare sempre il maggior numero di pezzi. Questo è fondamentale perché nella dama il tiro è la cosa più bella, a volte più della vittoria.

Tutti penso avrete visto qualche volta sulla settimana enigmistica la rubrica della dama: il bianco muove e vince in 4 mosse, 5 e via dicendo. Quelli sono i tiri, dove l’avversario è costretto a mangiare e le conseguenze per lui sono fatali. Certo, non è facile vedere quattro mosse in là, ci vuole allenamento. Fare il tiro in partita e vincere è il massimo della soddisfazione. Va detto che se il tiro non riesce, perché l’avversario lo evita, si ci può trovare poi in forte difficoltà . Il campione italiano dei mie tempi vedeva sette mosse in là per ogni possibile variante.

Le donne non giocano a dama, c’è una regola che le penalizza e che gli rende il gioco indigesto: la regola del silenzio, non si parla durante la partita. Ai mie tempi non ho mai visto una donna partecipare ad un torneo. Poi il gioco da guardare è oggettivamente palloso, quindi nessuna fidanzata, compagna, o moglie al seguito.

Prato, eravamo in tre. Per arrivare in orario ci eravamo alzati presto, non sapevamo dov’era il posto in cui si svolgeva il torneo e la prima partita era alle nove.

Nel sorteggio mi era capito uno con la faccia d’antipatico e con una voce insopportabile, di quelli che ti stanno sulle balle dal primo secondo che li vedi.

Nei tornei le prime mosse sono date, estratte a sorte in modo che ci sia parità tra i contendenti. Una partita giocata bene senza errori finisce pari.

Il mio avversario aveva un amico alle sue spalle, antipatico quanto lui. Dopo poche mosse ho fatto un errore che nemmeno i bambini fanno. Mangiatomi due pezzi in cambio di uno, il pirla ha cominciato a prendermi per il culo: ” certo sono errori che capitano “, ” certo proprio un errore di distrazione “, ” certo ora sarà difficile recuperare “. Certo, avrei potuto dirgli che c’era la regola del silenzio…. nel frattempo ogni tanto sorrideva e parlava col suo amico, che a sua volta commentava in maniera ironica il mio infortunio.

A certi livelli è praticamente impossibile recuperare, l’unica mia possibilità era un contro tiro…ho provato la mossa della disperazione. Vuoi che ormai si sentiva sicuro, vuoi che ormai le pedine sulla scacchiera erano sempre meno, non si è accorto del tiro che gli avevo messo sulla scacchiera. Convinto di aver vinto, pensando ad un altro mio errore, ha fatto la mossa che non avrebbe dovuto fare. Il sorriso mi si è spalancato, non credevo che ci sarebbe cascato. Quando ho dato la pedina da mangiare, solo in quel momento, il mio avversario ha capito la trappola in cui era caduto e il suo viso ha perso quel bel sorriso da stronzo. ” Certo sono errori che capitano ” ho detto ” Certo proprio un errore di distrazione ” ho continuato, e poi ho fatto il giro con la dama sulla scacchiera mangiandomi uno per uno i suoi pezzi. ” Certo ora sarà difficile recuperare”; stronzo non l’ho detto ma l’ho pensato. Non c’era niente da recuperare, ma fino alla fine ha sperato in un mio errore, anche se a quel punto era impossibile. Io avrei stretto la mano al mio avversario e mi sarei alzato, lui no, fino alla fine ha voluto giocare. Meglio così, ho potuto continuare ad infierire: ” certo sono proprio errori di distrazione ” continuavo a dire dopo ogni mossa disperata del mio avversario.

Sono arrivato terzo, senza perdere una partita: pari un punto, vittoria tre. Alla seconda ero capitato con uno dei miei compagni di viaggio e da buoni amici avevamo fatto patta…..in realtà avevo vinto….

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