Siamo solo a marzo…..

Stamattina alla televisione locale davano allerta maltempo, e poi continuavano con l’ allerta coronavirus, poi con l’allerta occupazione, quindi con l’allerta di chi allerta. bene ho spento il televisore ma va fan……

Anche noi allegri pessimisti abbiamo un limite.

12 pensieri riguardo “Siamo solo a marzo…..

  1. Qualche anno fa nel mio paese aprì un ristorante giapponese. O meglio, si definiva tale, ma il menù era la solita fusione di piatti cinesi e giapponesi, e il personale era made in China al 100%.
    Quando aprì, noi abitanti del paese eravamo sicuri che avrebbe chiuso nel giro di pochissimo: credevamo che le stramberie gastronomiche degli orientali potessero incuriosire una piazza sofisticata come quella di Firenze, ma non potessero avere vita lunga in un ambiente semplice e chiuso alle novità come la profonda provincia toscana.
    E invece, contro ogni previsione, quel ristorante fece il botto fin da subito. Inizialmente pensavamo che fosse l’effetto novità, ma poi questo successo è proseguito negli anni, favorito anche dalla posizione strategica del ristorante: per andare e venire dalla stazione ci devi passare per forza, e se ci passi verso l’ora di pranzo ti viene quasi naturale fermarti lì a mangiare. Io stesso ci sono andato circa una decina di volte, trovandomi sempre benissimo.
    Poi è arrivato il coronavirus, e quel ristorante ha cominciato a venire evitato come la peste. Ci passo davanti tutti i giorni, e lo vedo sempre vuoto. I proprietari, con ammirevole tenacia, hanno provato a reagire affittando un mega cartellone pubblicitario, ma ovviamente nessuna strategia di marketing può avere la meglio sulla paura del contagio.
    Questa paura è tangibile anche da altri dettagli, come i cinema deserti e i supermercati svuotati. Io stesso, lo confesso, sono andato a comprare 2 pacchi di farina e un po’ di cibo in scatola: su un gruppo Whatsapp avevano scritto che in caso di quarantena sono gli unici alimenti davvero indispensabili, e io per sicurezza mi sono mosso di conseguenza.
    A mio giudizio la gente si è fatta prendere dal panico fino a questo punto perché non siamo più abituati ad essere in balia di qualcosa che è più grande di noi. Al contrario, siamo abituati ad avere tutto sotto controllo, a godere di ogni comfort, a poter fare quello che ci pare quando ci pare. Di conseguenza, quando arriva qualcosa che va al di là del nostro controllo e che ci limita nelle nostre azioni, noi diventiamo preda della paura non tanto di venire contagiati, quanto piuttosto di perdere la nostra serenità.
    Alcuni non accettano di convivere con quest’angoscia, e quindi cercano disperatamente di lenirla nei modi più ingenui: basti pensare ad esempio a tutti coloro che vedono nell’Amuchina la panacea di tutti i mali, quando in realtà non solo non fa scomparire il virus come una bacchetta magica, ma non è neanche molto più efficace di un qualsiasi sapone. Ma gli italiani impanicati hanno bisogno di credere che esista un antidoto, e quindi vanno alla disperata ricerca dell’Amuchina come se fosse un vaccino anziché un disinfettante.
    Se vogliamo trovare un lato positivo in questa psicosi, quello è senza dubbio una ritrovata fiducia delle persone nella scienza. Dopo una lunga fase in cui gli scienziati sono stati bollati come servi dei poteri forti e si era arrivati a mettere in discussione anche le conquiste scientifiche più importanti (come i vaccini), adesso la disperazione ha portato la gente a sperare con tutte le sue forze che venga trovata una cura, e quindi a riconoscere alla scienza un’autorevolezza che per troppo tempo le era stata negata.
    Un altro lato positivo del coronavirus è che ha fatto scattare in quasi tutti i politici un senso di responsabilità anch’esso dimenticato da troppo tempo. Ad esempio, fino a pochi giorni fa Renzi era a tanto così dal far cadere il governo su una questione futile come la prescrizione (perché se venisse abolita i suoi genitori andrebbero in galera al 99%), ma quando è scoppiata l’epidemia ha avuto il buon senso di capire che le sue continue bordate nei confronti di Conte dovevano finire. Perfino la Meloni, che di norma critica il premier pure se mette il Varnelli nel caffè, ha capito che in questo momento l’unica cosa da fare era offrire la propria collaborazione. L’unico che ha continuato imperterrito ad attaccare Conte è stato Salvini: a mio giudizio l’ha fatto non tanto perché vuole sfruttare il coronavirus a fini elettorali, quanto piuttosto perché non ha ancora digerito quella volta in cui il premier l’ha asfaltato in Senato, e quindi non perde occasione per cercare di fargli perdere la stima degli italiani.
    Salvini ha ragione a dire che Conte avrebbe potuto gestire meglio la situazione? Non lo so. So solo che quando scoppia un’epidemia in un paese è molto difficile capire dove finisce la sfiga e dove inizia l’incompetenza, e che in ogni caso questo non è il momento adatto per mettersi a polemizzare su ciò che poteva essere fatto. Adesso c’è solo da rimboccarsi le maniche e pensare a come contenere l’epidemia, ai processi ci penseremo a tempo debito.

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    1. Scusa se ti rispondo in ritardo. Qui in Liguria sta diventando un problema serio, molti negozi di cinesi stanno chiudendo,i ristoranti praticamente tutti, anche i bar gestiti da cinesi sono in crisi.
      La verità è che nessuno sa esattamente come andrà a finire compreso i medici.
      Io ho deciso di vivere normalmente.
      Sulla politica ci sono stati grossolani errori, era evidente che le misure prese all’inizio non servivano a niente. Il buonismo a tutti i costi, abbraccia un cinese, era evidentemente un’enorme stupidita. Ora tutti ad almeno un metro da tutti.
      Un abbraccio a no, non si può.

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      1. Anche secondo me il passaggio da un eccessivo ottimismo all’allarmismo ha dato al popolo l’impressione che il governo sia in confusione. E chi gestisce un potere quest’impressione non deve mai darla, perché altrimenti genera insicurezza (se non panico) nelle persone su cui governa. Grazie per la risposta! 🙂

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