Che cosa non mi piace della morte ? forse l’ora (Woody Allen)

Sono il quarto figlio , e dire che nella mia infanzia ho sofferto di solitudine sarebbe blasfemo. Paura del buio ? Dormivamo in quattro nella stessa stanza.

La prima volta che ho dormito da solo in una stanza è stato verso i 9 anni, e certo non è stato il massimo dell’esperienze.

Mi ero trovato d’improvviso su un treno con mio zio, il fratello di mia madre, che tornava a casa sua, era stato da noi per qualche giorno, e mia madre aveva avuto la brillante idea di spedirmi con lui nella natia terra, i miei mi avrebbero raggiunto da li a poco per la vendemmia, avevamo ancora dei terreni, coltivati dal fratello di mio padre, per le vendemmie i mie scendevano a dargli una mano.

Avevo circa nove anni era la prima volta che mi ritrovavo da solo senza nessuno della mia famiglia, certo ero con mio zio, ma come già raccontato parlare bene di mio zio è quasi impossibile.

Di questo soggiorno ho alcuni ricordi nitidi, e molti vuoti.

La mia prima volta che ho dormito solo è stato dal fratello di mio padre, non esattamente da lui ma dalla Teresa, (nome di fantasia) vedova con una figlia già da marito. Mio zio non ha mai voluto sposarsi, non è proprio vero, lui voleva sposarsi, ma il padre della ragazza che amava l’aveva data in sposa ad un altro, un uomo benestante, tra il dolore di entrambi i ragazzi. Sta di fatto che dopo quella esperienza non si è mai più voluto sposare, questo non gli ha impedito di avere delle relazioni durature, una con questa Teresa, rimasta vedova da giovane.

Mio zio paterno viveva solo, e non era in grado di occuparsi di me, così ha chiesto aiuto alla sua amica, che mi ha ospitato e trattato benissimo e anche di più.

Il problema se così si può dire è nato la notte, Teresa mi ha messo in una stanza che più che una camera da letto era un santuario, intendiamoci :una stanza piena di fotografie di morti ed ognuna accompagnata da relativo lumino o luce, la mia prima notte da solo in realtà l’avrei passata in compagnia dei defunti della Teresa almeno una quarantina.

Ricordo con uno certo sgomento il momento quando Teresa ha spento la luce, e la stanza è rimasta illuminata dai lumini, e dalle lucette, era un po come se tutti i morti mi guardassero.

Ma questo è nulla confronto alla camera che mi ha riservato mia nonna, la madre di mia mamma, dopo qualche giorno sono finito al paese di mia madre, ero in casa di mia nonna, in certi cimiteri ci sono meno lumini e fotografie di morti, nonna era più vecchia di Teresa e poteva vantare più morti da ricordare, ora non voglio esagerare ma un centinaio di foto c’erano, e non son quanti lumini, ceri e lampadine accese. Mentre quelli di Teresa erano morti suoi, questi erano in qualche modo morti miei, partendo da mio nonno con una foto gigante e un luce che anche al buio lasciava intravedere il viso.

Avevo provato a discutere con mia nonna sull’eventualità di spegnere qualche lumino, ma mia nonna mi aveva detto una delle grandi verità della vita: ” Nipote non c’è nulla da temere dai morti, anzi ci proteggono, quelli da temere sono quelli vivi, loro si ti possono fare del male ” Questo in un dialetto strettissimo, che facevo fatica a capire.

Mia nonna ha soggiornato per un certo periodo qui in liguria da noi, ma ha voluto andare a morire a casa sua, quando scherzando gli dicevamo che l’avremmo sepolta qui da noi che c’era un bel cimitero soleggiato con vista mare, nonna diceva ” No, che qui non conosceva nessuno, che lei voleva essere sepolta insieme a tutti i suoi cari ” Sempre in un dialetto stretto di non facile comprensione.

La mia sulla festa dei morti. Credo che oggi la gente abbia il terrore della morte e cerca in ogni modo di non pensarci, una volta era la cosa più naturale, a mio padre sono morti quattro fratellini, si moriva giovani, la vita media era sui sessant’anni, c’era un approccio sicuramente diverso, e poi le persone credevano veramente che dopo la morte ci sarebbe stato il ricongiungimento con i propri cari, mia nonna parlava con i morti come se fossero stati vivi, ed anche mia madre si rivolgeva a loro come se fosse la cosa più naturale,ricordo mio padre gli ultimi tempi parlare con la sorella morta.

Oggi tutto è diverso, nessuno crede a più niente, oggi viviamo in un mondo dove la superficialità e consumismo la fanno da padrona.

Una società che dimentica le sue radici è destinata a sparire, così come le famiglie, chiedete ai ragazzi come si chiamavano i loro bisnonni vi guarderanno basiti.

C

I

3 pensieri riguardo “Che cosa non mi piace della morte ? forse l’ora (Woody Allen)

  1. Pienamente d’accordo…oggi i ragazzi non si interessano e non hanno la minima curiosità di sapere da dove vengono, una volta i racconti su avi e controavi erano come favole raccontate a bambini che ne rimanevano a bocca aperta, oggi o non si racconta o non si ascolta, praticamente le nuove generazioni hanno un vuoto di memoria patologico.

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