Mattarella era tranquillo a guardarsi le olimpiadi, abbracciava i vari atleti che conquistavano medaglie nelle varie specialità. Abbracciava anche i cantanti che ci allieteranno le prossime serate con Sanremo. Era lì tutto contento, quando lo hanno avvisato che c’ era un leggero problema, governo, opposizione, magistrati, avvocati si stavamo insultando in maniera che non poteva più essere tollerata.
Carlo Nordio, che in un’intervista alla stampa veneta ha utilizzato toni di una durezza inusitata per descrivere il funzionamento interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Definendo l’attuale sistema correntizio un meccanismo “para-mafioso”
Quelli del no si erano limitati a dire, che i mafiosi avrebbero votato si. Sfido chiunque a provare il contrario.
Sta di fatto che Mattarella è intervenuto, interrompendo le sue belle giornate alle olimpiadi.
Tutti a dargli ragione e dire che bisogna abbassare i toni e nel frattempo dare la colpa a gli altri.
Tipo la Meloni .
Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare e il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa perché accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile e chi non intende farlo non è benvenuto in Italia”.Così in un video sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a proposito della vicenda di un “cittadino algerino, irregolare in Italia, che ha alle spalle 23 condanne, tra le quali lesioni per aver picchiato una donna a calci e pugni”, che “non potrà essere trattenuto in un CPR né trasferito in Albania per il rimpatrio.(Ansa)
Minchia 23 condanne, va a finire che ha ragione la Meloni.
Vado a vedere perché mai sto comunista di giudice ha dato ragione all’ algerino.
La ricostruzione dei fatti
Lo scorso 10 febbraio, il Tribunale di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno al risarcimento dei danni nei confronti di un cittadino algerino irregolare sul territorio italiano, trasferito forzatamente presso il centro di Gjadër, in Albania. Secondo i giudici, nel corso della vicenda lo Stato italiano avrebbe commesso gravi lacune procedurali e violazioni dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali.
La sentenza ricostruisce che nella serata del 10 aprile 2025 l’uomo è stato prelevato dal CPR di Gradisca d’Isonzo, in Friuli-Venezia Giulia, dove si trovava regolarmente trattenuto in attesa di espulsione. Al momento della partenza, non gli è stata fornita alcuna motivazione scritta per lo spostamento. Le autorità gli hanno comunicato soltanto a voce che sarebbe stato trasferito in un altro centro italiano, il CPR di Brindisi. Questa informazione, però, era falsa: l’uomo è stato invece condotto verso l’Albania, nel centro di Gjadër.
Il trasferimento è durato circa 20 ore ed è stato caratterizzato da misure di sicurezza molto rigide, che la difesa del migrante ha definito «degradanti». Durante tutto il tragitto sul pullman e sulla nave militare, l’uomo è rimasto con i polsi legati da fascette di plastica (o velcro). Secondo quanto riportato in sentenza, poteva liberarsi solo per andare in bagno, cosa che gli è stata concessa soltanto due volte in quasi un giorno di viaggio.
Il Ministero dell’Interno ha provato a giustificare l’uso delle manette di plastica citando generiche «esigenze di sicurezza» e possibili intemperanze di altri passeggeri. Il giudice ha però rilevato che non c’erano prove di un pericolo specifico causato dall’uomo
La sentenza ha poi individuato come particolarmente rilevante l’impatto che questo trasferimento, avvenuto senza preavviso e senza informazioni chiare, avrebbe avuto sulla vita privata e familiare del migrante. Secondo quanto ricostruito dal Tribunale, l’uomo vive in Italia da 19 anni ed è padre di due figli minori. Prima del trasferimento nel CPR, stava seguendo un percorso obbligatorio stabilito dal Tribunale per i minorenni per poter incontrare i figli e valutare la sua capacità genitoriale. Essere portato in Albania, oltretutto a sua insaputa, ha interrotto bruscamente questo percorso. Inoltre, una volta arrivato nel centro albanese, gli è stato impedito l’uso del cellulare, rendendo quasi impossibile comunicare ai figli e ai parenti dove si trovasse.
Il trattenimento in Albania è durato poche settimane e l’uomo è tornato libero il 9 maggio 2025, a seguito di un ricorso presentato dal suo avvocato.
In altre parole, anche se i giudici non hanno ritenuto che lo Stato abbia agito volontariamente per danneggiare il migrante, hanno comunque accertato che lo Stato ha commesso errori e violazioni. E, in questi casi, il risarcimento può essere stabilito senza calcolare con precisione ogni singola conseguenza subìta, ma con una quantificazione ragionevole decisa dal giudice sulla base degli elementi disponibili.
Per questo motivo, il Ministero dell’Interno è stato condannato al pagamento di 700 euro – in totale ( la pagella politica)
Questi del si non conoscono nemmeno le norme basilari di come funziona la giustizia e vogliono cambiare la costituzione.
No no no a questi incapaci capaci di tutto.