Il falò. Pezzo filosofico. Bruciare residui vegetali come stoppie, potature, ramaglie e sfalci.

Ieri vista l giornata uggiosa ho deciso di dare fuoco alla montagna di residui del contadinaggio.

Prima di poter bruciare bisogna dargli il tempo di seccare.

La cenere serve nell’orto come fertilizzante naturale per fornire potassio, fosforo e calcio, e come repellente per insetti e lumache.

Dare fuoco sembra facile in realtà non lo è.

Solo dopo anni di tentativi andati male, ora riesco a fa partire il fuoco al primo tentativo.

La cosa riconoscono mi da’ molta soddisfazione.

Ricordo i primi tempi quando non c’ era verso che partisse e ti domandavi come facevamo i piromani a dare fuoco tanto facilmente ai boschi.

Il falò con quelle fiamme alte e quel calore che sprigiona è sempre affascinante.

Certo bisogna stare attenti, il rischio di bruciarsi è sempre presente.

Come quando si piscia all’ aperto è fondamentale controllare il vento per non avere spiacevoli inconvenienti.

Non si può bruciare tutto in una volta, devi man mano aggiungere il materiale da bruciare, stando attento a non bruciare anche tu quando lanci i rami.

Fondamentale il forcone per rimpinguare il centro del fuoco. Anche qui la possibilità di bruciarsi è alta.

Ci sono volute quasi due ore per dare fuoco a tutto.

Di tutta quella montagna di materiale da bruciare non è rimasto che qualche cariola di cenere.

Ora come già detto è mia intenzione dopo la mia dipartita farmi cremare. Diventare cenere come quella davanti a me ieri. Il pensiero non è stato proprio entusiasmante.

Polvere siamo e polvere torneremo, nel mio caso cenere da spargere da qualche parte.

14 pensieri riguardo “Il falò. Pezzo filosofico. Bruciare residui vegetali come stoppie, potature, ramaglie e sfalci.

  1. Sono solo io che oggi non vedo il nesso tra la battuta del giorno e il post? 😉

    Comunque concordo: il fuoco è un’arte e come tale va padroneggiata.

    A me piacerebbe tanto ma la mia zona è ad alto rischio, non me lo posso permettere nemmeno d’inverno. Quella poca roba che faccio la metto nei sacchi e la butto un po’ per volta (per fortuna è relativamente poca).

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  2. 🎀 Eccellente metafora del vivere, espressa con essenzialita’ e cognizione, attraverso il falo’ ~ Bella, per stiocismo e leggerezza, la narrazione, dal legno alle ceneri, anche umane ~ Trovo interessante il concetto “prima di poter bruciare bisogna dargli il tempo si seccare” ~ Sull’essere umano Eraclito espresse un pensiero accostabile: “L’anima migliore e’ quella secca” ~ Sembra volesse significare che per accedere al Tutto, l’uomo debba affrancarsi dalla dominazione degli “umori” organici, tra cui quella del sangue, causa di ogni “squilibrio” comportamentale ~ Buon lunedi e buon inizio mese All!

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  3. nojos, qui ‘nda capitale, anche se in estrema periferia, se accennemo le foje o i rametti o l’erbacce der giardino, se qualche cojone chiama i vigili (non i pompieri) quelli arriveno subito e ce contravvenzionano, se invece li chiamano perchè quarche migrante se sta a fotte la vecchietta, nun arriveno mai

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  4. Anch’io faccio i falò di ramaglie ma aspetto la nebbia perchè nessuno veda il fumo.
    Ma da te non c’è il divieto di fare il fuoco?

    Fare il fuoco è un’rte, ne convengo. Quest’anno ho preparato una pira verticale con i rami messi uno sull’altro sostenuti da tondini di fetto piantati in terra. Le ramaglie seccano prima perchè circola l’aria e il fuoco prende aria dai 2 lati immediatamente senza bisogno di smuovere con il forcale.

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  5. Bell’approccio filosofico ad un problema esistenziale che ci coinvolge un po’ tutti: cosa fare del nostro corpo dopo morti? Si, pure io sono per la cremazione. Come le erbacce e i “residui di contadinaggio” dovremo bruciare, per fare si che possa rinnovarsi la natura.
    Buonanotte

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