Quando il suicidio assistito prende di mano. 8000 morti in Olanda. 1200 e duecento in Germania.3000 in Italia per mancanze di cura della sanità pubblica.

La differenza tra noi e i paesi dove c’ è il suicidio assistito è che là, la gente che vuol morire sono loro di decidere di porre fine alla vita, qui è la mancanza di soldi del servizio pubblico. Le visite che ti potrebbero salvare la vita vengono prenotate quando ormai ti hanno seppellito se non hai i soldi per farle privatamente.

Anche questo sistema si inserisce nei suicidi assistiti.

In Italia sono state 1700 le telefonate per avere informazioni su come poter morire senza aspettare l’ aiuto dello stato.

Quello del suicidio assistito è argomento divisivo, ognuno ha la sua opinione.

Sta di fatto che noi favorevoli non obblighiamo nessuno a suicidarsi, mentre i contrari ci obbligano a vivere anche quando non ha più senso.

La differenza sta tutta qua.

Sono d’accordo che gli altri non possono decidere per me quando suicidarmi, infatti quello si chiama omicidio.

Per questo è utile il testamento biologico.

Il testamento biologico è un atto scritto nel quale ciascuna persona maggiorenne, nel pieno delle facoltà mentali, può esprimere le proprie volontà in merito ai trattamenti che intende ricevere o rifiutare. Ciò nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità ad esprimere il proprio consenso o dissenso alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche celebrali irreversibili e invalidanti.La parola testamento è presa in prestito dal linguaggio giuridico, ma con una distinzione molto importante rispetto al testamento tradizionale: infatti il biotestamento esprime le volontà del testatore in merito a ciò che potrebbe capitare quando è ancora in vita e non nel post mortem. Proprio per evitare confusione o fraintendimenti, invece di usare i termini comunemente noti “testamento biologico” o “biotestamento” dovremmo invece parlare di “disposizioni anticipate di trattamento (DAT)”, che vengono redatte quando ancora in salute (mentre nella fase di malattia la legge contiene l’apposito articolo 5 che parla della pianificazione condivisa delle cure).

15 pensieri riguardo “Quando il suicidio assistito prende di mano. 8000 morti in Olanda. 1200 e duecento in Germania.3000 in Italia per mancanze di cura della sanità pubblica.

    1. Pur essendo cristiana e contraria all’eutanasia, credo sia giusto che chi non è credente e non si fa problemi, possa decidere di morire come e quando vuole. Sono d’accordissimo, se chi decide di uccidersi lo fa in piena autonomia. Ma se tu decidi di non voler più vivere e pretendi che un altro si addossi la responsabilità morale di aiutarti a morire, le cose cambiano parecchio. A meno che non si istituiscano delle figure di “boia”, come quelli che eseguivano le condanne a morte: se ci sono persone dalla coscienza così elastica, buon per loro. In definitiva si presenta lo stesso problema dell’aborto: puoi avere diritto a decidere di abortire, ma non puoi obbligare un medico a uccidere quello che per lui è un essere umano.

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  1. quà da nojos, ce deve da magnà un sacco de gente pe’ facilità la quotidianetà del bobbolo, che se se mette da parte quarche eurino può sempte prenne er treno e annà a suicidasse in germania

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  2. 🎀 La mia opinione sul suicidio non collima con il pensiero comune (tanto per cambiare) ~ La persona che, stanca di vivere o di soffrire, (le due situazioni sono diverse), voglia porre fine alla propria vita, dovrebbe assumersi la responsabilita’ di tale atto, e suicidarsi ~ Se la petsona non puo’ farlo, a motivo di invalidita’ o disabilita’, si configura la necessita’ di un intervento esterno, che deve essere agito SOLO da parte istituzionale, dopo aver valutato e verificato la richiesta di familiari o la lettura di ultime volonta’ ~ Si tratta, in questo secondo caso, di vivere in uno Stato che abbia regolamentato certe sofferenze ~ Uno Stato CIVILE ~ Non concepisco piuttosto il suicidio come fuga o come rifugio dal vivere ~ Mi rendo conto che in certe situazioni dolorose si possa voler morire ~ E non saprei come risolvere certi dilemmi esistenziali ~ Ma il suicidio, in assenza di grave motivazioni (sofferenza fisica), e’ un fatto disumano, come l’omicidio ~ Esiste la violenza contro altra persona ed esiste la violenza contro se stessi ~ Uccidere e’ uccidere ~ Nondimeno provo umana comprensione per coloro che vogliono liberarsi di una vita senza luce. ~ Buon mercoledi All!

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  3. In caso di grave malattia sono più che mai d’accordo per le disposizioni alle quali fai riferimento tu: “disposizioni anticipate di trattamento (DAT)”, personalmente non vorrei mai essere curata con accanimento nonostante non ci possa essere più niente da fare, vorrei potermene andare con quel briciolo di dignità e non di certo terminare i miei giorni come una larva.

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  4. Cosa che ho già detto tante volte e ripeto qui (visto che siamo in tema): il mio più grande cruccio in merito è che nessuno (e dico nessuno) si trova nella testa di qualcun altro. E nessuno potrà quindi essere certo al di là di ogni ragionevole dubbio (è matematicamente impossibile) che la stessa persona che ha dichiarato di voler morire non abbia cambiato idea, ma semplicemente non sia in grado di comunicarlo per ovvii motivi.

    Quando siamo sani guardiamo con orrore (da fuori) i nostri simili gravemente malati, completamente inabili ed incapaci di interfacciarsi con il mondo dei “vivi” e giustamente pensiamo che al posto loro preferiremmo morire: ma possiamo essere certi che arrivati a quel punto non scatti in loro un attaccamento alla vita – pur nella sofferenza – che noi stessi potremmo essere chiamati ad interrompere?

    Non so se mi sono spiegato, ma questa è la parte che mi dà da pensare parecchio.

    Deciderlo in anticipo (quando ancora si è in condizioni di farlo), mi sembra un po’ come prendere alla leggera un argomento di vitale importanza. Finché il gesto lo si compie da soli siamo ancora nel legittimo campo della libera espressione della propria volontà. Quando si affida a terzi la responsabilità materiale le cose già si complicano (per i motivi di cui sopra) e quando infine la cosa si comincia ad istituzionalizzare, sistematizzare e codificare stiamo imboccando una strada molto pericolosa.

    Come ho scritto in un mio recente post, nel momento in cui mettiamo l’argomento in mano alla “legge”, sappiamo da dove partiamo ma non dove andremo a finire: i casi in cui questa pratica è permessa partiranno certo da pochi e ben determinati, ma facilmente (funziona sempre così) se ne aggiungeranno altri ed altri ancora e finirà che sarà concesso “farsi suicidare” anche solo perché siamo depressi o perché non arriviamo alla fine del mese o perché non riusciamo più ad identificarci sessualmente o vai a sapere cos’altro. E visto che per come va la società i casi per andare fuori di testa diventano sempre di più, io non me la sentirei di correre questo rischio.

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  5. Il suicidio assistito o DAT, appartiene alla libera scelta di ognuno, ma mi colpisce l’apertura del tuo articolo sulla nostra sanità distrutta, più che suicidi assistiti, ci sono morti perché non assistiti.
    Interessante l’articolo che mi trova d’accordo!

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  6. Lo so che sembro matto, però ho un problema.

    Questo non è il testo sul quale giurano attualmente i medici, ma quello originale che a me piace molto di più:

    Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
    Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
    Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, nè suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
    Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
    In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
    Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
    E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro

    Quello attuale è stato parecchio rimaneggiato, ma nei princìpi rimane abbastanza vicino all’originale.

    Ecco, io penso che se i medici si attenessero a quanto hanno giurato di fare, le cose andrebbero molto meglio, per tutti.

    C’entra e non c’entra, ma ci tenevo a dirlo. 😉

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  7. E aggiungo: se io fossi un medico (e per mia fortuna non lo sono) e mi trovassi in ospedale davanti ad un paziente in arresto cardiaco e questo avesse il cartellino (DNR – Do Not Resuscitate), avendo a disposizione gli strumenti necessari, me ne sbatterei il cazzo e procederei con la rianimazione cardiopolmonare: ci fosse anche solo un 1% di probabilità che funzioni, ci proverei. Poi mi facessero causa. Fanculo.

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