Mareggiata, e tuffo nei ricordi.

Mi scuso in partenza, ma quando ero giovane certe parole e frasi non avevano il significato che hanno oggi, o meglio intendo che non c’era la volontà di offendere che c’e oggi. Esempio per noi gay era ed è buliccio, lo si usava così spesso da diventare quasi un intercalare, sei un buliccio veniva detto per qualsiasi cosa, – allora sei un buliccio ?- anche in cose che non c’entravano nulla sul significato della parola.

Mongolo era un altra di quelle parole che si usava.( richiedo scusa, ma a quei tempi era così)lo si usava in maniera veramente impropria.

Da ragazzi intendo fine delle superiori, con i mie amici c’ eravamo inventati il mongolino d’oro. Colui che la combinava più grossa avrebbe vinto il premio, si sarebbe andati a votazione, e chi prendeva più voti sarebbe stato il vincitore o meglio il perdente.

Nei tre anni che durò la gara, vinse sempre la stessa persona e non ci fu mai bisogno di votazione.

Fabio ( nome di fantasia ) non che fosse lo scemo della compagnia anzi, era assolutamente un ragazzo molto intelligente e simpaticissimo, solo sfortunato perché alle sue malefatte il caso volle ci fossimo sempre tutti.

Qualche giorno fa c’era mareggiata, e sono andato in spiaggia e da lì sono partiti tutti i ricordi.

Eravamo in primavera è c’era una grande mareggiata, non avendo molto da fare tutta la mia compagnia era lì in spiaggia, quando avvistammo un pallone leggermente sgonfio che il mare aveva rispedito a terra, in un attimo eravamo tutti in spiaggia a giocare, il gioco consisteva nel buttare la palla sotto l’onda che stava arrivando, e il primo che la recuperava vinceva. E’ chiaro che era un tutto spingi , spingi, col rischio reale di fare un bagno fuori stagione. Detta così non so se ho reso l’idea, ma in realtà è un gioco molto divertente.

Il gioco procedeva con grande divertimento di tutti, quando tra Fabio ed un altro mio amico ci fu la discussione di chi avesse vinto, Fabio incavolato perché era stata data la vittoria a l’altro, avendo il pallone tra le mani, lo prese e lo calciò con tutte la forza che aveva in mare aperto, solo che oltre il pallone gli partì anche la scarpa. Vedere Fabio saltare su un piede, con le mani protese in avanti verso il mare gridando < la scarpa, la scarpa nuova di mio padre > rimane uno dei ricordi più divertenti della mia vita. Solo per la prontezza di un altro nostro amico, che aveva capito che Fabio si stava buttando in acqua per recuperare la scarpa, questo rimane uno dei ricordi più divertenti, ci volle tutta per farlo desistere dal buttarsi in acqua. Le onde erano altissime, non sarebbe mai tornato a riva, e comunque mai e poi mai avrebbe recuperato la scarpa.

Il mattino seguente era domenica, c’erano dei ragazzi che ridevano e passeggiavano sulla spiaggia alla ricerca di una scarpa, ma di quella scarpa nemmeno un orma.

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